Weird Britain

Pubblicato su arte, surreale, viaggiare il 5 Maggio, 2008 da Tiziana

Dungeness
Avanguardia artistica, capanne di pescatori e una centrale nucleare su una straniante distesa di ghiaia.

Si arriva a Dungeness da una strada che taglia una zona molto verde, la Romney Marsh, piena di piccoli corsi d’acqua, con fienili in mattoni e tante pecore.
Poi improvvisamente il paesaggio cambia e la strada si allunga su una distesa di ghiaia senza fine, “shingle”, lunare.
Sulla sinistra il mare rimane nascosto dalle dune di ghiaia, con pescherecci tirati in secca, relitti, macchinari mangiati dalla ruggine, capanni cadenti di pescatori.
Sulla strada si alternano cottages di legno scuro e finestre rosse, gialle, e roulottes di acciaio a forma di uovo spaziale.
Vari tipi di cespugli spinosi hanno colori vivaci ed emettono odori pungenti o dolci… dipende.

Derek Jarman, uno scultore e regista d’avanguardia, trascorse qui gli ultimi anni prima di morire.
Il suo cottage nero e giallo è circondato dalle sculture fatte con quello che il mare lasciava sulla riva. Immagino la cura amorevole con cui gli amici e vicini si prendano tuttora cura delle opere, così fragili e soggette alle bizze del tempo, senz’altro inclemente.
Alcune ironiche, sarcastiche, totemiche, altre semplicemente poetiche, completano l’aria surreale del posto.
Sullo sfondo dei cottages, due fari e due centrali nucleari, grigie ed incombenti.

Cammino verso il mare e discendo le dune di ghiaia.
La bassa marea lascia umida una larga striscia di sabbia, mi guardo indietro, verso terra, e vedo i pescherecci sulla cima della collina di ghiaia.
Mi mangio le mani per non aver portato la macchina fotografica con me. E’ un luogo che sento di amare all’istante, desolato, lontano, deserto e bellissimo.

Manga-Tiziana

Pubblicato su Tiziana, web il 2 Maggio, 2008 da Tiziana

Per la serie “tempo da perdere“, ecco la manga-Tiziana:

che dite, mi assomiglia?
Ché poi, se volete perdere tempo anche voi, andate qui!

Soy Cuba/3

Pubblicato su Cuba, viaggiare il 27 Aprile, 2008 da Tiziana

Mojito
Ricetta rubata guardando il barista della Pasteleria Francesa, la Havana.

Ingredienti:
rum
zucchero
limonata frizzante
menta fresca
ghiaccio

Preparazione:
In un bicchiere da whiskey mettere 2 cucchiaini di zucchero sul fondo, poche foglioline di menta (2 o 3) e un dito di limonata.
Pestare appena con un pestello di legno, aggiungere ancora limonata e un bel rametto di menta e pestare energicamente un po’ più a lungo di prima.
Aggiungere qualche cubetto di ghiaccio e versare il rum fino a riempire il bicchiere.
Aggiungere un ramettino piccolo di menta a guarnizione e un paio di cannucce.
(Sì, perché il divertimento è rimestare il mojito con la cannuccia, prendendosela comoda!)

disclaimer: questo post è stato scritto sotto l’ effetto della suddetta bevanda… siate comprensivi in caso di errori!

Soy Cuba/2

Pubblicato su Cuba, politica, viaggiare il 27 Aprile, 2008 da Tiziana

Socialismo ed esclusione.

Le spiagge dei cayos sono esclusivamente per i turisti.
Mi spiego meglio: le isole di fronte alla costa nord di Cuba sono proibite ai cubani e la polizia controlla i passaporti come se fosse una barriera doganale.
E in un certo senso lo è, visto che dopo averla passata non sembra più nemmeno di essere a Cuba: la lingua ufficiale magicamente diventa l’inglese, tanto che anche il personale locale - visto che camerieri, giardinieri o facchini sono i soli cubani a cui è permesso entrare - risponde in inglese se ci si rivolge loro in spagnolo.
La clientela è soprattutto canadese ed, in piccola parte, europea. Scambio un paio di parole con dei ragazzoni canadesi e una luce di interesse si accende nei loro occhi quando dico loro che siamo di ritorno da un giro di 2000km attorno all’isola. Non sono assolutamente degli stupidi, magari è solo gente che scappa dai -20° di Montreal, ma mi pare comunque incomprensibile che della gente desideri passare 10 giorni a Cuba e …. NON VEDERE CUBA!

Socialismo dicevo… Ci sono ovviamente delle spiegazioni per questa scelta politica e -soprattutto- economica.
Dicendola in parole povere, Fidel si è ritrovato improvvissamente con le chiappe per terra dopo la caduta dell’ URSS. Chiusa la principale fonte di scambi commerciali e denaro, per dieci anni Cuba si è dovuta re-inventare un’economia dal nulla. Trovare nuovi partners commerciali, intessere nuove alleanze politiche e, soprattutto, aprirsi al turismo per garantirsi un flusso di denaro sufficiente a mandare avanti la baracca.
Ok, fino a qui ci siamo.
Ma perchè escludere la popolazione da una parte non trascurabile di territorio in un paese che si dice socialista? Propongo due possibili ragioni: per nascondere i lussi dei resorts a una popolazione che vive dignitosamente ma in povertà, e quindi cercare di prevenire rivendicazioni da una popolazione assetata di benessere, gadgets e comodità. Secondo, venire incontro a probabili richieste delle compagnie estere che investono sui resorts e che vogliono garantire vacanze senza rischi, scocciature o anche solo incognite ai propri clienti… boh, mi pare più plausibile la prima spiegazione.
Fatto sta che chi ha lottato per la rivoluzione si rivolterebbe nella tomba se vedesse.

Soy Cuba /1

Pubblicato su Cuba, storie, viaggiare il 22 Aprile, 2008 da Tiziana

Antonio.
Settantenne manovale di Santiago, esce dall’ufficio postale con il guiro sotto braccio e ci conquista con la sua vivacità caraibica - la gestualità, il sorriso - e la sua incredibile cultura, passando dalla Vergine delle Rocce a Paco de Lucia, dalla poesia cubana a Garcia Lorca. Antonio guarda al futuro, vuole visitare l’Europa e lo dice con la naturalezza con cui lo direbbe un ventenne curioso. La mattina successiva è in piazza con gli amici a suonare, bello nella sua camicia arancio, il sorriso largo e l’immancabile guiro.

La ragazza a cui piace l’informatica.
Sulla strada per Bayamo diamo un passaggio ad una ragazza.
Lei, mi sfugge il suo nome, è una ragazzina di venti anni, minuta, occhi acuti e intelligenti. Sulla strada per casa ci parla con orgoglio di sua figlia di un anno, del suo impegno a tempo pieno verso di lei, degli studi interrotti un anno prima del’università. Le piace l’informatica e vorrebbe ricominciare a studiare, magari a settembre. La portiamo a casa per una strada sterrata in mezzo ai campi, si scusa per la povertà e ci invita ad entrare per farci vedere la bambina. Sa esattamente quale è la sua condizione, sa che vorrebbe altro - studiare, avere una vita diversa - e le stride negli occhi il contrasto con quello che ha intorno.

Il tassista dell’Havana.

“Dice” che Fidel abbia cinque case, “dice” che si sposti dall’una all’altra, “dice” che la sua malattia l’abbia trascorsa in una delle case, o forse altrove. Pare che quello che riguarda Fidel sia tutto un “dice”: le condizioni di salute negli ultimi due anni, gli incontri con Chavez e altri statisti.
Di lui non si sa quasi nulla, le notizie estere non circolano, la stampa estera non arriva, eppure “loro” sanno dove chiunque passi ogni singola giornata.
Sulla strada per la villa di Hemingway alla periferia est dell’Havana, il tassista ci parla di come a Cuba si viva nel passato. Gli stessi personaggi al potere dagli anni cinquanta, il sogno della rivoluzione diventato mantenimento del potere politico, la mancanza di una nuova generazione in grado di guidare il paese dopo l’imminente scomparsa della vecchia guardia.
In una libreria del centro fotografo il banco delle “novedades”: scritti di Fidel, una biografia di Lenin, un epistolario degli anni quaranta. Non è difficile dargli ragione.

Ma la gente, che fa?

Seduti nelle piazze, a passeggio senza fretta, chiacchierando per le strade, ma - apparentemente - non a lavorare.
Enzo, trasferito a Cuba dalla Toscana, dice che la gente è a spasso perché fondamentalmente non c’è economia. Anche avendo soldi, non c’è come spenderli: i cubani non possono acquistare una macchina o una casa, per dire.
L’economia - ci sia o non ci sia - è comunque a doppio binario: esistono due monete che viaggiano parallele, il CUC, parificato al dollaro, e la Moneda Nacional - il peso cubano - con cui i cubani vengono normalmente pagati.
Un medico o un insegnante ricevono circa 400 pesos cubani al mese, 20 dollari. Se vogliono andare a cena in un ristorante o comprarsi dei vestiti, devono pagare in CUC, diciamo 8 CUC per una cena economica o 5 CUC per una maglietta. Viceversa, l’affitto della casa, l’acqua e la bolletta della luce, non arrivano insieme a 5 CUC al mese, perchè si pagano in Moneda Nacional. Quello che succede è che, chi non ha entrate in CUC, è in condizioni di dignitosa sussistenza.
Conseguentemente la società si divide in “poveri mortali”, che vivono in moneda nacional, “chi se la passa bene”, avendo a che fare con i turisti e quindi ricevendo entrate in CUC e i “privilegiati”, funzionari governativi e rappresentanti dell’elite politica che, oltre a non avere problemi con i CUC, dispongono di libertà individuali - possibilità di viaggiare a piacimento, per esempio - inaccessibili agli altri.
Va da se che chi può ed ha inventiva, lasci l’impiego da medico o insegnante e vada a fare il tassista o il micro albergatore.

…. continua

Io parto…

Pubblicato su Tiziana, viaggiare il 19 Marzo, 2008 da Tiziana

Insomma, levo le tende, alzo le chiappe, abbasso il bandone, faccio il Baglioni… mettetela come vi pare ma per due settimane, qui, siamo chiusi per ferie.

E mica si può sempre lavorare!
Ciaaaooo

Mi piace votare

Pubblicato su politica il 25 Febbraio, 2008 da Tiziana

Votare è un diritto conquistato con fatica, e a me piace esercitarlo.
Ecco perché voglio votare anche per il sindaco di Londra, visto che qui è possibile.
Basta infatti avere più di 17 anni, essere residenti a Londra e provenire da uno dei paesi EU o Commonwealth.
Quindi voto!

Viceversa, votare il 13 aprile in Italia, cosa che farò comunque per il suddetto principio che votare è un diritto, mi fa solo arrabbiare.
Possibile infatti che si viva in un paese con una legge elettorale del piffero che permette a un micro-partitino che non rappresenta nessuno (sì Mastella e simili, parlo di voi) di tenere in scacco un governo?
Possibile che le politiche che ne vengono fuori siano sempre politiche di compromesso?
Possibile che si debba fare i conti con tutti su tutto?
…. uhm, si, possibile.

Night

Pubblicato su storie il 9 Febbraio, 2008 da Tiziana

Così… un esperimento.

Si, lo so che non si legge niente.
Il testo comunque era questo:


Metto gli stivali, cappotto sulle spalle.

Esco per una passeggiata notturna.

Depositi del gas…
stranamente romantici.
Decadenza e bellezza, credo.

Cammino lungo la riva.
Gennaio, nessuno intorno.
Mi chiedo che effetto faccia essere inghiottiti dal mare.

Suoni e fiori elettrici mi attirano sotto il ponte della ferrovia.
Un crepitante cuore solitario riscalda anime disorientate.

Fissità, la solita fissità dell’ultima dose di psicotox.
Non ti puoi muovere, ma il cervello ancora registra ogni singolo dato, ogni singolo respiro…

E visioni, ognuno perso nel suo incubo.

Tutto comincia a confondersi.
Che strano, era così chiara stanotte….

Wasn’t me!

Pubblicato su everyday life il 6 Febbraio, 2008 da Tiziana

Lo so, non si sparisce così per un mese. Senza salutare.
Ma con un trasloco di mezzo e venti giorni senza internet non c’era molto altro da fare. Perdonata?

Nel frattempo si prendono lezione di arte (qui) con i colleghi, si socializza con la nuova compagna di casa (socievole, simpatica, il contrario dell’orso di prima), si va a concerti, si pensa alle prossima vacanza, ci si arrabbia per le prossime elezioni (perchè, dico, perchè??).

Ah…. si lavora, anche!

Superca(r)zola!

Pubblicato su Londra, macchine il 13 Gennaio, 2008 da Tiziana

Finalmente ho guidato in Inghilterra.
Con mia grande sorpresa però, invece di una normale macchina, la compagnia di noleggio mi ha rifilato una gigantesca Chrysler modello pullman, 7 posti, diciotto airbag, i sedili riscaldati con l’antani blindo come se fosse a destra.

E, a essere sincera, mi è proprio piaciuta!

Naked

Pubblicato su cinema il 6 Gennaio, 2008 da Tiziana

Ovverosia: quando i film sono così belli che fanno male.

naked.jpg

Non credo che saprei scrivere di meglio, quindi copio qui quello che ho trovato su www.filmref.com

E consiglio vivamente di procurarvi il film.

“Naked is a harrowing portrait of self-destruction and victimization. It is the story of a drifter named Johnny (David Thewlis) who, fleeing from certain retaliation over a violent tryst, runs away from Manchester to find his ex-girlfriend, Louise (Lynda Steadman). Instead, he meets her roommate, Sophie (Katrin Cartlidge), an attractive, spaced-out, and unemployed woman, and impresses her with his abrasive wit and sardonic humor. By the time Louise comes home, Sophie has developed an immediate attachment to him. But Johnny is more interested in the conquest than a commitment. The more Sophie tries to love him, the more distant, abusive, and violent he becomes. Feeling smothered by Sophie’s constant attention, he storms out of the apartment and wanders the London streets, finding other lost souls.
Mike Leigh’s improvisational approach to filmmaking has elicited powerful performances from Thewlis and Cartlidge, who create characters as equally likable as they are pathetic - Johnny: lost, misguided, disillusioned; and Sophie: gullible, perennial victim, starved for affection (the acting is equally inspired in Leigh’s Secrets and Lies). There is an uncomfortable and exceptionally heartbreaking scene where Sophie, after a forced sexual encounter with an unwanted guest, lies in fetal position, visibly convulsing on the floor. Naked is Mike Leigh’s devastating, caustic vision of life without roots, hope… or heart.

The grainy look of the the characters in the film provides a subtle visual manifestation of the theme. Seeing the characters through this perspective, they appear raw and unmasked. Symbolically, they are exposed - emotionally naked - vulnerable. They have, in different respects, fallen out of society, and are in desperate need of validation. Johnny and Sophie are unemployed. The night security guard has a meaningless job. The woman across the building fears the loss of her youth and beauty. As self-assured and confident as they project themselves to be, their brief encounters are all attempts to feel something - anything - to prove that they are still alive. Naked is an unrelenting, deeply disturbing film about the pain of alienation and lost direction.”

Dimenticavo…
Nessuno che mi consigli un film bello, ma che dopo non faccia venire voglia di tagliarsi le vene?

La vera storia del gemello di Babbo Natale

Pubblicato su Firenze, natale, storie il 3 Gennaio, 2008 da Tiziana

Dunque, tanto per chiarire, sì, Babbo Natale ha un gemello.

Stessa barba, stesse sopracciglia… lui però niente giacchetta rossa.
Accento nordico, non esattamente lappone, piuttosto tedesco.
Lo incontriamo un sabato sera in Piazza della Passera, a Firenze, seduto a uno dei tavoli all’aperto (deserti, ma lui si sa, è nordico).

Accento tedesco, dicevo… per parte di padre. Ci confessa in esclusiva che la mamma era ucraina. Non parla mai dell’illustre gemello. Antichi dissapori? Chissà…
Da quaranta anni in Italia, ci racconta storie sconosciute ai più.
Tipo: lo sapevate voi perchè i carabinieri usano le Alfa Romeo? Pare che nella storia sia coinvolta una nobildonna senza eredi e dei carburatori Weber.
Conoscitore di musica e filosofia, si interessa di politica e, notiziona, pare che non sopporti il Tappo di Arcore!

Ci lasciamo solo dopo avergli fatto confessare la sua segreta parentela con il più noto dispensatore di doni.

Salvo rivederlo, la sera di Santo Stefano, intervistato al tg della sera sotto le mentite spoglie di un madonnaro alla mensa dei poveri.

Montagne

Pubblicato su Tiziana, donne, storie il 1 Gennaio, 2008 da Tiziana

Quelle della notte: quando cammini in un sentiero innevato nel bosco, sotto le stelle, fino a un lago ghiacciato. E le stelle sono luminosissime e vicine, il bosco silenzioso, l’aria pungente. Solo il “crac crac” della neve sotto i passi e, ogni tanto, le nostre risate.

Quelle del giorno dopo: quando ti svegli dopo aver fatto tardi e pensi, no oggi non mi alzo nemmeno per idea, poi vedi il sole, senti l’odore del caffè che delle anime buone hanno già preparato in cucina… allora ti convinci, ti trucchi da sciatrice e parti. Poi c’è il sole, le piste quasi deserte del primo dell’anno, il vento sulla faccia e degli amici con cui dividere tutto questo e ti senti felice.

Quelle che poi lasci di corsa perchè tre ore dopo ti parte l’aereo… giacché noi super-eroi si vola direttamente dalle piste da sci a quelle degli aeroporti e in un battibaleno ci si ritrova nella stanza con la moquette di 10 giorni prima a ripensare a dove si era fino a poche ore fa.

Con un computer sulle ginocchia e qualche muscolo felicemente stanco.

“The train will be delayed…

Pubblicato su fatti e misfatti il 3 Dicembre, 2007 da Tiziana

…. Because the driver has not arrived:)

Hard to believe, but this is exactly what we have been told on our way back from Bristol.
Funny enough, isn’t it?

Pensavo…

Pubblicato su Londra, Tiziana il 25 Novembre, 2007 da Tiziana

Pensavo che è passato un anno da quando decisi di trasferirmi all’estero.
Pensavo che quello che non ho fatto per anni lo ho fatto all’improvviso, sulla scia di un’emozione.
Pensavo che alle volte basta una notte con delle belle luci per cambiare la propria vita.
Pensavo….
Pensavo che però io mica sono cambiata per niente, nel frattempo.

Chi siete? Cosa portate? …. una sterlina!

Pubblicato su inglesi il 17 Novembre, 2007 da Tiziana

Ossia: come far saltare i nervi a un monaco zen.

Luogo: British Library, a.k.a “Fort Knox”.
Scopo del gioco: avere la tessera della biblioteca.
Regole: porta passaporto, carta di credito, estratto conto della banca e (forse) ti fanno la tessera.

no, davvero, non è uno scherzo!
Ah, il “forse” è dovuto al fatto che se non aggiungi anche un biglietto da visita di lavoro che dimostri un qualche interesse professionale attinente alla ricerca che vuoi fare o una tessera universitaria, il massimo che ti fanno è una tessera per un mese.

Tanto per precisare: alla British Library non si prestano i libri, ma si consultano solo sul posto.
I documenti richiesti servono a dimostrare chi sei e dove stai, in caso che cosa??? Visto che non puoi prendere i libri in prestito ma solo leggerli…

Comunque questo è il modo in cui le cose vanno qui: non sei obbligato a girare con i documenti (puoi guidare senza avere con te la patente, per esempio), ma per fare le cose più stupide sei obbligato a dimostrare qualsiasi cosa.
A me, per esempio, poteva anche scocciare che la ragazza della biblioteca sapesse quanti soldi ho in banca… tanto per dire.
Come quest’ estate mi è scocciato da morire che, a fronte di un passaporto esibito, mi si rifiutasse di prelevare dal MIO conto perchè, avendomi rubato la borsa, non potevo aggiungere un secondo (????) documento al passaporto.
Come se avendo 2 documenti l’impiegato fosse più sicuro che io sono io…. no, dico, il passaporto a che serve, allora?

Vabbè, bravi, belli, ma ’sti inglesi mi si perdono nei particolari pratici.
Tipo che non ci sono i cestini nelle stazioni…. ma questa è un’altra storia!

London Film Festival

Pubblicato su Londra, cinema, uscire il 4 Novembre, 2007 da Tiziana

Or “How to watch four films in less than 7 days”

Now that my cinema-week has just passed, here are some rants about what I’ve seen on the screens of the London Film Festival.

Non pensarci” by the Italian director Gianni Zanasi, featuring an outstanding performance by Valerio Mastrandrea, is the story of a not-so-famous rock star who, at the edge of 35, returns to his home town after a final disastrous gig. But rather than finding a comfortable family life, he suddenly finds himself drawn into the personal mess of his brother (who runs the family business on the edge of bankruptcy and falls in love with a prostitute), his sister (lost in her passion for dolphins and completely unaware of anything else) and his parents (a naively good-hearted father and a surprisingly “modern” mother).
Incredibly, he turns out to be the most reliable, although (enjoyably) the funniest, of the whole family.

And now for something completely different! The second one, Aleksander Sokurov’s “Aleksandra“, is a slow, minimalistic film about the stupidity of war, embodied by the surreal journey of a grandmother to Chechnya to visit her grandson - a Russian army captain. Once there, she meets soldiers and civilians, all closely bonded by the toughness of life in a permanent state of fear and deprivation. Not a funny film, for sure… nor probably the best glance into human behaviour in a war context, if compared to other films on the same theme.

La graine et le mulet” was the third movie. Here we are in Marseille, with the north-African community of fishermen and shopkeepers living near the docks. When the main character is sacked, he tries to start his own business restoring an old fishing boat. This is supposed to become a floating cous-cous restaurant, where the man’s composite family (ex wife, multiple sons, plus new partner’s daughter) join forces in an effort to prepare a great opening dinner. But everything is destined to fail, including the film which misses its point, drags on and gradually slips from the director’s control…

Last but not least, since it is probably the best film, is “The edge of Heaven“, the last realease by the Turkish-German director, Fatih Akin. It’s the story of six main characters: a Turkish father and his intellectual son both living in Germany; a German mother and daugther; and a Turkish prostitute in Hamburg and her daugther - a Turkish political activist - all linked together by a powerful plot of which each character is unaware. The story is punctuated by two deaths and runs backward and forward between Turkey and Germany, past and present. Perfectly acted, filmed and written, it’s an incredibly moving yet measured piece of work.

[second version as amended by my favourite English consultant]

Tutto il mondo è cantiere

Pubblicato su fatti e misfatti, lavoro, società il 23 Ottobre, 2007 da Tiziana

“Non mi dire che il livello di sicurezza nei cantieri è così alto in England!..cioè, della serie, si sta a discutere come metterlo [il caschetto]..NON SE METTERLO!”

Questo è il commento di Agnese al mio post precedente.
E la risposta è … magari!

L’altra settimana per dirne una ero a Wells in un cantiere e degli operai stavano tagliando dei blocchetti di cemento con la sega circolare (!) senza guanti, cuffie e mascherina.
Ovviamente avvolti da una coltre di polvere ed in un casino infernale….
Questo per dire il livello e per chiarire la differenza che c’è ovunque tra teoria (il manuale sulla sicurezza nei cantieri) e pratica.

Non ho sotto mano delle statistiche su quanta gente muoia di lavoro (perchè questo è), ma non ho la sensazione che qui la faccenda, specie in edilizia, sia meno seria che da noi.

Safety helmet

Pubblicato su inglesi, lavoro il 20 Ottobre, 2007 da Tiziana

Dunque, lunedì prossimo ho l’ “Health & Safety test”… praticamente un test sulla sicurezza sui cantieri, e nel libro che sto studiando (si, di sabato, uff) ho trovato questa perla di saggezza fra le domande!

L’immagine fa schifo, lo so… ma la domanda recita “Per avere la massima protezione dal vostro elmetto di sicurezza, dovreste indossarlo” (seguono immagini)…

image009.jpg

In effetti ero molto tentata di rispondere A…. “perchè fa FIGO” :)

Metello

Pubblicato su libri, politica, società il 5 Ottobre, 2007 da Tiziana

Ecco, pensavo a Firenze… forse perchè ho risposto a qualche amica fiorentina proprio ora (forza Agnese!!) e pensando a Firenze mi è venuto a mente Pratolini e il suo Metello.

Così ho copiaincollato una breve nota a questo libro che ho scritto su aNobii. Eccola:

Un libro altamente morale, nel senso nobile e non retorico della parola. Morale del lavoro, della lotta operaia, di una Firenze che non c’è più.
Raccontò Terzani pochi mesi prima di morire che quando passava davanti alla boutique di Roberto Cavalli a Firenze, dove fino a poco prima c’era uno storico caffè, apriva la porta, gridava “vergogna!!” e se ne andava.

Ecco, la Firenze di Metello è quella senza boutique.

così….