Ta daaaa!

E dopo tanto, rieccomi in forma più che mai (si dice così vero?).
Pronta a scrivere nuove entusiasmanti riflessioni da questo lato del Tamigi. Che è quello di sotto, se vi chiedevate quale era.

Allora, sparo? Vado di palo in frasca però, avvertiti.

I programmi di cucina.
L’altra domenica la mia compagna di casa leggermente teledipendente accende la televisione su BBC2. Saranno le 11 e c’è un programma di cucina. Si vede una ragazza che prepara un pranzo, spiega le ricette vivacemente ma con cura, dosi, tempi di cottura…
Niente pubblico, niente “stacchetti” (che brutta parola), niente applausi finti, niente ospiti.
Capito dove sto andando a parare, vero?
Ecco, mi chiedevo, perchè in Italia ci sono le tagliatelle di nonna Pina, 100 persone di pubblico, e non c’è verso di avere una spiegazione consequenziale di una ricetta?

Marco Niada.
Non lo conoscevo, personaggio interessante. Ha fatto un po’ di tutto, in campo giornalistico, l’inviato di guerra, il commentatore economico, e da tanti anni è il corrispondente a Londra del Sole 24 Ore.
L’altra sera ero alla presentazione del suo libro, La nuova Londra.
Ha parlato a ruota libera per quasi due ore. Per chi lo consce, un tipo alla “Dringoli”, per capirci. Ossia di quelli indefessi, pragmatici, niente grandi sistemi filosofici, ma acuti. Ne sono uscita con qualche domanda e qualche spunto su cui riflettere.

Sull’Alitalia: perchè in Italia non si parla d’altro da mesi (anni?) quando qui avrebbero licenziato 8000 persone senza battere ciglio? Tradizione del lavoro diversa, certo, sindacati inesistenti, anche. Ma secondo me soprattutto il fatto che qui se perdi il lavoro non è una tragedia: c’è un’economia che supporta un ricambio veloce e, anche a fine carriera, il lavoro lo si ritrova.
Sull’immigrazione: un cittadino di Londra su tre è straniero. Buona parte dell’immigrazione che arriva qui è qualificata, la quasi totalità di quella che arriva in Italia, no. Nelle nostre università ci sono pochissimi studenti stranieri, l’immigrato fa quasi sempre lavori molto umili. Chiedendomene la ragione, pensavo a che possibilità di crescita e affermazione personale l’Italia possa offrire a chi emigra. Poche, così chi pensa di avere delle chanches, va a giocarsele altrove.

La metro
Qui avverto che potrei scrivere per ore, altro che “Un etnologo nel metrò”. Però a me questa cosa che in metro nessuno guarda nessuno, tutti leggono o ascoltano musica, mica mi piace. Come direbbe Benigni, ogni tanto mi verrebbe voglia di guardare qualcuno e dirgli “Che c’è???“. Il giorno che mi prende male, prometto che lo faccio.

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Una Risposta a “Ta daaaa!”

  1. M.Auge, visto che lo citi a proposito, non esiterebbe ormai a definire la metro un non-luogo. E noi ci sorbiremmo le solite teorie rifritte 😉

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