Archive for the Cuba Category

Soy Cuba/3

Posted in Cuba, viaggiare on 27 aprile, 2008 by Tiziana

Mojito
Ricetta rubata guardando il barista della Pasteleria Francesa, la Havana.

Ingredienti:
rum
zucchero
limonata frizzante
menta fresca
ghiaccio

Preparazione:
In un bicchiere da whiskey mettere 2 cucchiaini di zucchero sul fondo, poche foglioline di menta (2 o 3) e un dito di limonata.
Pestare appena con un pestello di legno, aggiungere ancora limonata e un bel rametto di menta e pestare energicamente un po’ più a lungo di prima.
Aggiungere qualche cubetto di ghiaccio e versare il rum fino a riempire il bicchiere.
Aggiungere un ramettino piccolo di menta a guarnizione e un paio di cannucce.
(Sì, perché il divertimento è rimestare il mojito con la cannuccia, prendendosela comoda!)

disclaimer: questo post è stato scritto sotto l’ effetto della suddetta bevanda… siate comprensivi in caso di errori!

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Soy Cuba/2

Posted in Cuba, politica, Uncategorized, viaggiare on 27 aprile, 2008 by Tiziana

Socialismo ed esclusione.

Le spiagge dei cayos sono esclusivamente per i turisti.
Mi spiego meglio: le isole di fronte alla costa nord di Cuba sono proibite ai cubani e la polizia controlla i passaporti come se fosse una barriera doganale.
E in un certo senso lo è, visto che dopo averla passata non sembra più nemmeno di essere a Cuba: la lingua ufficiale magicamente diventa l’inglese, tanto che anche il personale locale – visto che camerieri, giardinieri o facchini sono i soli cubani a cui è permesso entrare – risponde in inglese se ci si rivolge loro in spagnolo.
La clientela è soprattutto canadese ed, in piccola parte, europea. Scambio un paio di parole con dei ragazzoni canadesi e una luce di interesse si accende nei loro occhi quando dico loro che siamo di ritorno da un giro di 2000km attorno all’isola. Non sono assolutamente degli stupidi, magari è solo gente che scappa dai -20° di Montreal, ma mi pare comunque incomprensibile che della gente desideri passare 10 giorni a Cuba e …. NON VEDERE CUBA!

Socialismo dicevo… Ci sono ovviamente delle spiegazioni per questa scelta politica e -soprattutto- economica.
Dicendola in parole povere, Fidel si è ritrovato improvvissamente con le chiappe per terra dopo la caduta dell’ URSS. Chiusa la principale fonte di scambi commerciali e denaro, per dieci anni Cuba si è dovuta re-inventare un’economia dal nulla. Trovare nuovi partners commerciali, intessere nuove alleanze politiche e, soprattutto, aprirsi al turismo per garantirsi un flusso di denaro sufficiente a mandare avanti la baracca.
Ok, fino a qui ci siamo.
Ma perchè escludere la popolazione da una parte non trascurabile di territorio in un paese che si dice socialista? Propongo due possibili ragioni: per nascondere i lussi dei resorts a una popolazione che vive dignitosamente ma in povertà, e quindi cercare di prevenire rivendicazioni da una popolazione assetata di benessere, gadgets e comodità. Secondo, venire incontro a probabili richieste delle compagnie estere che investono sui resorts e che vogliono garantire vacanze senza rischi, scocciature o anche solo incognite ai propri clienti… boh, mi pare più plausibile la prima spiegazione.
Fatto sta che chi ha lottato per la rivoluzione si rivolterebbe nella tomba se vedesse.

Soy Cuba /1

Posted in Cuba, storie, viaggiare on 22 aprile, 2008 by Tiziana

Antonio.
Settantenne manovale di Santiago, esce dall’ufficio postale con il guiro sotto braccio e ci conquista con la sua vivacità caraibica – la gestualità, il sorriso – e la sua incredibile cultura, passando dalla Vergine delle Rocce a Paco de Lucia, dalla poesia cubana a Garcia Lorca. Antonio guarda al futuro, vuole visitare l’Europa e lo dice con la naturalezza con cui lo direbbe un ventenne curioso. La mattina successiva è in piazza con gli amici a suonare, bello nella sua camicia arancio, il sorriso largo e l’immancabile guiro.

La ragazza a cui piace l’informatica.
Sulla strada per Bayamo diamo un passaggio ad una ragazza.
Lei, mi sfugge il suo nome, è una ragazzina di venti anni, minuta, occhi acuti e intelligenti. Sulla strada per casa ci parla con orgoglio di sua figlia di un anno, del suo impegno a tempo pieno verso di lei, degli studi interrotti un anno prima del’università. Le piace l’informatica e vorrebbe ricominciare a studiare, magari a settembre. La portiamo a casa per una strada sterrata in mezzo ai campi, si scusa per la povertà e ci invita ad entrare per farci vedere la bambina. Sa esattamente quale è la sua condizione, sa che vorrebbe altro – studiare, avere una vita diversa – e le stride negli occhi il contrasto con quello che ha intorno.

Il tassista dell’Havana.

“Dice” che Fidel abbia cinque case, “dice” che si sposti dall’una all’altra, “dice” che la sua malattia l’abbia trascorsa in una delle case, o forse altrove. Pare che quello che riguarda Fidel sia tutto un “dice”: le condizioni di salute negli ultimi due anni, gli incontri con Chavez e altri statisti.
Di lui non si sa quasi nulla, le notizie estere non circolano, la stampa estera non arriva, eppure “loro” sanno dove chiunque passi ogni singola giornata.
Sulla strada per la villa di Hemingway alla periferia est dell’Havana, il tassista ci parla di come a Cuba si viva nel passato. Gli stessi personaggi al potere dagli anni cinquanta, il sogno della rivoluzione diventato mantenimento del potere politico, la mancanza di una nuova generazione in grado di guidare il paese dopo l’imminente scomparsa della vecchia guardia.
In una libreria del centro fotografo il banco delle “novedades”: scritti di Fidel, una biografia di Lenin, un epistolario degli anni quaranta. Non è difficile dargli ragione.

Ma la gente, che fa?

Seduti nelle piazze, a passeggio senza fretta, chiacchierando per le strade, ma – apparentemente – non a lavorare.
Enzo, trasferito a Cuba dalla Toscana, dice che la gente è a spasso perché fondamentalmente non c’è economia. Anche avendo soldi, non c’è come spenderli: i cubani non possono acquistare una macchina o una casa, per dire.
L’economia – ci sia o non ci sia – è comunque a doppio binario: esistono due monete che viaggiano parallele, il CUC, parificato al dollaro, e la Moneda Nacional – il peso cubano – con cui i cubani vengono normalmente pagati.
Un medico o un insegnante ricevono circa 400 pesos cubani al mese, 20 dollari. Se vogliono andare a cena in un ristorante o comprarsi dei vestiti, devono pagare in CUC, diciamo 8 CUC per una cena economica o 5 CUC per una maglietta. Viceversa, l’affitto della casa, l’acqua e la bolletta della luce, non arrivano insieme a 5 CUC al mese, perchè si pagano in Moneda Nacional. Quello che succede è che, chi non ha entrate in CUC, è in condizioni di dignitosa sussistenza.
Conseguentemente la società si divide in “poveri mortali”, che vivono in moneda nacional, “chi se la passa bene”, avendo a che fare con i turisti e quindi ricevendo entrate in CUC e i “privilegiati”, funzionari governativi e rappresentanti dell’elite politica che, oltre a non avere problemi con i CUC, dispongono di libertà individuali – possibilità di viaggiare a piacimento, per esempio – inaccessibili agli altri.
Va da se che chi può ed ha inventiva, lasci l’impiego da medico o insegnante e vada a fare il tassista o il micro albergatore.

…. continua