Archive for the inglesi Category

Chi siete? Cosa portate? …. una sterlina!

Posted in inglesi on 17 novembre, 2007 by Tiziana

Ossia: come far saltare i nervi a un monaco zen.

Luogo: British Library, a.k.a “Fort Knox”.
Scopo del gioco: avere la tessera della biblioteca.
Regole: porta passaporto, carta di credito, estratto conto della banca e (forse) ti fanno la tessera.

no, davvero, non è uno scherzo!
Ah, il “forse” è dovuto al fatto che se non aggiungi anche un biglietto da visita di lavoro che dimostri un qualche interesse professionale attinente alla ricerca che vuoi fare o una tessera universitaria, il massimo che ti fanno è una tessera per un mese.

Tanto per precisare: alla British Library non si prestano i libri, ma si consultano solo sul posto.
I documenti richiesti servono a dimostrare chi sei e dove stai, in caso che cosa??? Visto che non puoi prendere i libri in prestito ma solo leggerli…

Comunque questo è il modo in cui le cose vanno qui: non sei obbligato a girare con i documenti (puoi guidare senza avere con te la patente, per esempio), ma per fare le cose più stupide sei obbligato a dimostrare qualsiasi cosa.
A me, per esempio, poteva anche scocciare che la ragazza della biblioteca sapesse quanti soldi ho in banca… tanto per dire.
Come quest’ estate mi è scocciato da morire che, a fronte di un passaporto esibito, mi si rifiutasse di prelevare dal MIO conto perchè, avendomi rubato la borsa, non potevo aggiungere un secondo (????) documento al passaporto.
Come se avendo 2 documenti l’impiegato fosse più sicuro che io sono io…. no, dico, il passaporto a che serve, allora?

Vabbè, bravi, belli, ma ‘sti inglesi mi si perdono nei particolari pratici.
Tipo che non ci sono i cestini nelle stazioni…. ma questa è un’altra storia!

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Safety helmet

Posted in inglesi, lavoro on 20 ottobre, 2007 by Tiziana

Dunque, lunedì prossimo ho l’ “Health & Safety test”… praticamente un test sulla sicurezza sui cantieri, e nel libro che sto studiando (si, di sabato, uff) ho trovato questa perla di saggezza fra le domande!

L’immagine fa schifo, lo so… ma la domanda recita “Per avere la massima protezione dal vostro elmetto di sicurezza, dovreste indossarlo” (seguono immagini)…

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In effetti ero molto tentata di rispondere A…. “perchè fa FIGO” 🙂

thank you…. maddechè?

Posted in inglesi on 24 agosto, 2007 by Tiziana

Scena: sui bus, quelli in cui si scende da davanti, accanto all’autista.

Il passeggero suona per scendere alla fermata, l’autista apre le porte, il passeggero dice “thank you SO MUCH” [grazie, ma parecchio!], l’ autista “thank you”, il passeggero ari”thank you”.
Ora, capisco il primo thank you, anche se in fondo l’autista fa il suo dovere a fermarsi alla fermata: non è che ti stia facendo un piacere, sarebbe strano se ti ignorasse e non ti facesse scendere, ma vabbè, il passeggero è gentile e ringrazia.
Ma gli altri due “thank you”…. perchè?
Probabilmente io ti ringrazio di avermi ringraziato e tu mi ri-ringrazi per averti ringraziato di avermi ringraziato….?

Questo per la serie barriere culturali.
Comunque sto imparando: adesso spargo “thank you” come il verde rame!

A lady of a certain age

Posted in architettura, inglesi, società on 17 agosto, 2007 by Tiziana

Hastings, agosto 2007.

pier2.jpg

Dopo una settimana a camminare controvento su un molo pericolante coperto di cacche di gabbiano e cadaveri di piccione, dopo le sere passate in un caravan con la moquette nel bagno e le tendine a fiorellini, ho talmente tante cose da raccontare che questo post lo devo dividere in capitoli, quindi:


1. I caravan e le tendine

Ero preparata al peggio, giuro… quando ho saputo che avremmo alloggiato ad un campo vacanze, ma dopo aver ricevuto la carta d’ingresso a forma di tigre ed aver girato la chiave del caravan ho avuto un momento di sconforto:
moquette rosso mattone ovunque, bagno incluso, porte bianche in pura plastica 100% ma serigrafate a rilievo con venatura effetto-legno, divani a fiori giganti, tendine con i drappi in tinta col resto e finto camino sormontato da specchio con cornice effetto legno dorato. Senza parole, troppo davvero.
La minimalista che c’è in me ha tentato di strangolarsi con il cordone delle tende, ma purtroppo essendo di plastica non ha tenuto.

Il posto è per famiglie, normali famiglie inglesi un po’ più grasse, tatuate e piercingate della media, assecondate nei gusti da un negozio interno che vende una selezione completa di patatine, bibite e cibi pronti delle peggiori marche.
La zona “divertimenti” si distingue per la presenza di macchinette mangiasoldi, che rumorose e piene di lucine attraggono i bambini parcheggiati da genitori che guardano le partite di calcio su un megaschermo, giocano a freccette e bevono birra.

I caravan sono in vendita, nel qual caso da ospiti si diventa “owners” ed i cartelli sparsi per il campo sottolineano “ownership, a way of life” o “join owners exclusive, get unique privileges”.

In generale quello che si propone alla working class inglese è un sogno borghese fatto di tendine e caminetti, il “come a casa lontano da casa” nell’idealizzazione riprodotta in plastica del cottage di campagna.

Per la cronaca…. tutto esaurito.

2. A lady of a certain age, Hastings e il suo molo

Nella seconda metà dell’800 si costruirono in Gran Bretagna diverse decine di “pleasure piers“, estensioni sul mare di passeggiate cittadine e comodo approdo per le navi a vapore, eleganti e leggere architetture in ferro.

Hastings pier è uno di questi, ma oggi non rimane quasi niente dell’originale aspetto del molo. Allargato a partire dal 1917 in piena prima guerra mondiale, perse nel corso del ‘900 l’elegante padiglione in stile indiano per acquistare durante il secolo una scomposta massa di edifici, culminati recentemente in una bingo hall con una facciata di pessimo gusto.
Sulla lunga promenade di fronte al pier resistono ancora le eleganti pensiline anni’30, perfettamente moderniste, elegantissime.

Mecca del rock negli anni ’60 e ’70, il padiglione terminale ha ospitato storici concerti di Pink Floyd, Rolling Stones, Jimi Hendrix, Sex Pistols, The Clash ecc. con duemila persone saltellanti sulle decrepite strutture sottostanti…. da brivido, se penso a quello che ho visto questi giorni.

Quello che sono andata a fare infatti sul molo è stato un esame di tutte le strutture, che mi ha visto atleticamente spalmarmi a pancia sotto sulla punta estrema del molo, addentrarmi nelle sale chiuse fra piccioni morti e cacche varie, svegliarmi all’alba per sfruttare la bassa marea e zompettare allegramente fra i molluschi attaccati alle colonne di ghisa,… wow
Devo però ammettere che la parte più faticosa è stata resistere tutta la settimana alle tremende musichette che venivano dalla sala bingo: lambada e gipsy king, principalmente 🙂

A lady of a certain age, è l’impressione che ho avuto dal molo e dalla cittadina: una gloria passata che diventa la malinconica ombra della miseria presente fatta di belle facciate scrostate sul lungomare, gloriosi palazzi anni ’30 tristemente abbandonati e un molo che dopo gli anni migliori se ne sta precariamente ad aspettare che qualcuno trovi i soldi necessari per rimetterlo in sesto…e oh se ce ne vogliono.