Archive for the Londra Category

Ta daaaa!

Posted in Londra, società, Tiziana on 12 settembre, 2008 by Tiziana

E dopo tanto, rieccomi in forma più che mai (si dice così vero?).
Pronta a scrivere nuove entusiasmanti riflessioni da questo lato del Tamigi. Che è quello di sotto, se vi chiedevate quale era.

Allora, sparo? Vado di palo in frasca però, avvertiti.

I programmi di cucina.
L’altra domenica la mia compagna di casa leggermente teledipendente accende la televisione su BBC2. Saranno le 11 e c’è un programma di cucina. Si vede una ragazza che prepara un pranzo, spiega le ricette vivacemente ma con cura, dosi, tempi di cottura…
Niente pubblico, niente “stacchetti” (che brutta parola), niente applausi finti, niente ospiti.
Capito dove sto andando a parare, vero?
Ecco, mi chiedevo, perchè in Italia ci sono le tagliatelle di nonna Pina, 100 persone di pubblico, e non c’è verso di avere una spiegazione consequenziale di una ricetta?

Marco Niada.
Non lo conoscevo, personaggio interessante. Ha fatto un po’ di tutto, in campo giornalistico, l’inviato di guerra, il commentatore economico, e da tanti anni è il corrispondente a Londra del Sole 24 Ore.
L’altra sera ero alla presentazione del suo libro, La nuova Londra.
Ha parlato a ruota libera per quasi due ore. Per chi lo consce, un tipo alla “Dringoli”, per capirci. Ossia di quelli indefessi, pragmatici, niente grandi sistemi filosofici, ma acuti. Ne sono uscita con qualche domanda e qualche spunto su cui riflettere.

Sull’Alitalia: perchè in Italia non si parla d’altro da mesi (anni?) quando qui avrebbero licenziato 8000 persone senza battere ciglio? Tradizione del lavoro diversa, certo, sindacati inesistenti, anche. Ma secondo me soprattutto il fatto che qui se perdi il lavoro non è una tragedia: c’è un’economia che supporta un ricambio veloce e, anche a fine carriera, il lavoro lo si ritrova.
Sull’immigrazione: un cittadino di Londra su tre è straniero. Buona parte dell’immigrazione che arriva qui è qualificata, la quasi totalità di quella che arriva in Italia, no. Nelle nostre università ci sono pochissimi studenti stranieri, l’immigrato fa quasi sempre lavori molto umili. Chiedendomene la ragione, pensavo a che possibilità di crescita e affermazione personale l’Italia possa offrire a chi emigra. Poche, così chi pensa di avere delle chanches, va a giocarsele altrove.

La metro
Qui avverto che potrei scrivere per ore, altro che “Un etnologo nel metrò”. Però a me questa cosa che in metro nessuno guarda nessuno, tutti leggono o ascoltano musica, mica mi piace. Come direbbe Benigni, ogni tanto mi verrebbe voglia di guardare qualcuno e dirgli “Che c’è???“. Il giorno che mi prende male, prometto che lo faccio.

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Thought of the day

Posted in everyday life, Londra on 29 Maggio, 2008 by Tiziana

Da qualche settimana c’è qualche anima bella che la mattina scrive un “thought of the day” nella lavagna della mia stazione della metro, Oval.
Non so perchè ma credo sia l’omino che fa gli annunci, ha una voce così bella, da nonno del Mississipi.

All’inizio era partito sparando troppo in alto, con citazioni poetiche, ma troppo lunghe per la fretta della mattina.
Poi piano piano aveva calibrato la lunghezza e, nei 2 secondi che ci vogliono per arrivare dall’entrata ai tornelli, si leggeva agevolmente la massima del giorno.
Mi sono preoccupata la settimana scorsa, quando il thought of the day è sparito…. mi ci ero affezionata.
Poi ieri, è riapparso di nuovo, e mi ha fatto contenta.

Semplice, coinciso, diceva:
Always hold your head up, but be careful to keep your nose at a friendly level.

Come direbbe Troisi, ” mo me lo segno “!

Superca(r)zola!

Posted in Londra, macchine on 13 gennaio, 2008 by Tiziana

Finalmente ho guidato in Inghilterra.
Con mia grande sorpresa però, invece di una normale macchina, la compagnia di noleggio mi ha rifilato una gigantesca Chrysler modello pullman, 7 posti, diciotto airbag, i sedili riscaldati con l’antani blindo come se fosse a destra.

E, a essere sincera, mi è proprio piaciuta!

Pensavo…

Posted in Londra, Tiziana on 25 novembre, 2007 by Tiziana

Pensavo che è passato un anno da quando decisi di trasferirmi all’estero.
Pensavo che quello che non ho fatto per anni lo ho fatto all’improvviso, sulla scia di un’emozione.
Pensavo che alle volte basta una notte con delle belle luci per cambiare la propria vita.
Pensavo….
Pensavo che però io mica sono cambiata per niente, nel frattempo.

London Film Festival

Posted in cinema, Londra, uscire on 4 novembre, 2007 by Tiziana

Or “How to watch four films in less than 7 days”

Now that my cinema-week has just passed, here are some rants about what I’ve seen on the screens of the London Film Festival.

Non pensarci” by the Italian director Gianni Zanasi, featuring an outstanding performance by Valerio Mastrandrea, is the story of a not-so-famous rock star who, at the edge of 35, returns to his home town after a final disastrous gig. But rather than finding a comfortable family life, he suddenly finds himself drawn into the personal mess of his brother (who runs the family business on the edge of bankruptcy and falls in love with a prostitute), his sister (lost in her passion for dolphins and completely unaware of anything else) and his parents (a naively good-hearted father and a surprisingly “modern” mother).
Incredibly, he turns out to be the most reliable, although (enjoyably) the funniest, of the whole family.

And now for something completely different! The second one, Aleksander Sokurov’s “Aleksandra“, is a slow, minimalistic film about the stupidity of war, embodied by the surreal journey of a grandmother to Chechnya to visit her grandson – a Russian army captain. Once there, she meets soldiers and civilians, all closely bonded by the toughness of life in a permanent state of fear and deprivation. Not a funny film, for sure… nor probably the best glance into human behaviour in a war context, if compared to other films on the same theme.

La graine et le mulet” was the third movie. Here we are in Marseille, with the north-African community of fishermen and shopkeepers living near the docks. When the main character is sacked, he tries to start his own business restoring an old fishing boat. This is supposed to become a floating cous-cous restaurant, where the man’s composite family (ex wife, multiple sons, plus new partner’s daughter) join forces in an effort to prepare a great opening dinner. But everything is destined to fail, including the film which misses its point, drags on and gradually slips from the director’s control…

Last but not least, since it is probably the best film, is “The edge of Heaven“, the last realease by the Turkish-German director, Fatih Akin. It’s the story of six main characters: a Turkish father and his intellectual son both living in Germany; a German mother and daugther; and a Turkish prostitute in Hamburg and her daugther – a Turkish political activist – all linked together by a powerful plot of which each character is unaware. The story is punctuated by two deaths and runs backward and forward between Turkey and Germany, past and present. Perfectly acted, filmed and written, it’s an incredibly moving yet measured piece of work.

[second version as amended by my favourite English consultant]

Sulle città

Posted in architettura, design, Londra, società on 1 luglio, 2007 by Tiziana

Ho visto cose che voi umani….

1. Poesia del digitale
Chi è qui a Londra vada a fare due chiacchiere con i tipi di The Pacificplayhouse. Ne vale la pena!
Mescolano design, digitale, poesia e un gusto molto naif per oggetti tecnologici in forme bambinescamente elementari. Mi è piaciuta moltissimo l’idea del Local Barometer, una piccola scatola di cartone da appendere in casa e che visualizza in un piccolo schermo dei pezzi di informazioni downloadati in base al codice postale della casa ed alla direzione del vento.
Le informazioni (dal meteo ad annunci immobiliari, news ecc.) avengono poi debolmente decontestualizzate (via la punteggiatura, via la “prosa”) per diventare una specie di frammento poetico locale. Difficile da spiegare, chi può vada a dare un’occhiata o mi chieda, a voce viene meglio!

2. Green Cities
Alla Tate Modern nei giorni passati c’è stata una serie di conferenze che giravano intorno al tema delle città. Quella a cui ho partecipato aveva a che fare con la sostenibilità di città-boom come Londra.
Può una città in continua espansione (fisica e demografica) essere verde? A parlarne nella Turbine Hall c’erano architetti, ingegneri, politici, fisici, giornalisti e -curiosamente- il bassista dei Blur, Alex James… che devo dire ha regalato delle perle di non-sense notevoli penzolando pigramente dalla poltrona.
Quello che è venuto fuori è stato:
– pressione demografica (immigrazione) + speculazione immobiliare > espansione urbana > problemi per organizzare trasporti e servizi efficienti
– ci può essere una buona qualità di vita se i tempi per muoversi diventano disumani e gli spazi a disposizione sempre più piccoli?
Londra è davvero una città-boom? Alejandro Gutierrez, di Ove Arup, sostiene di no se la si paragona a città come Shangai. Da notare che Arup sta progettando proprio a Shangai una nuova espansione ad emissioni-zero: autonomia energetica da fonti rinnovabili, ottimizzazione dei trasporti e della forma urbana per ridurre quasi a zero il trasporto privato ecc.
– necessità di conciliare comportamenti “privati” responsabili in termini di uso di energia e mezzi di trasporto con politiche pubbliche consapevoli. Tradotto: è inutile che si spinga per far abbandonare l’utilizzo di mezzi privati con tasse e divieti se non si dà una valida alternativa di trasporto pubblico…. E qui generale apprezzamento per Ken Livingston (il sindaco di Londra) e la congestion charge.

Would you like a cup of tea?

Posted in everyday life, Londra, Tiziana on 22 giugno, 2007 by Tiziana

Io dico che questa frase l’avrò sentita almeno venti volte al giorno, questa settimana. Si, sono decisamente in Inghilterra.
Ampio open-space, mattoni a vista dipinti di bianco come le colonne di ghisa, moquette. Una cucina accanto alle finestre, bollitore per il tè e caffè solubile (ahi, ma dicono che l’espresso stia per arrivare…)
Negli sportelli i mug con il logo della società, più una simpatica teiera con un vestitino di maglia per tenere in caldo il tè. Fantastico, 😉

Sono una pendolare, commuter, please.
Sveglia alle 7, metro (strapiena) alle 8.15, arrivo al lavoro alle 9.
Hi, hi, how do you do? Fine thanks, would you like a cup of tea? (appunto!), yes please/no thanks a seconda di quello che mi viene a mente per primo.
Computer, due chiacchiere, riunione, computer, computer, cup of tea? no thanks…. così.

Martedì mi è presa male, però… metti la lingua diversa, oltre a cose piuttosto impegnative da risolvere, nuove normative tecniche da applicare (Eurocodici?.. magari, qui si va a British Standard… e meno male che i metri sono metri e non inches!)
Già inserita a pieno ritmo nel lavoro, tre progetti affidati, si va da un palazzo in centro con un faro sul tetto da restaurare (diciamo piuttosto rifare nuovo di pacca), alla cattedrale di Wells, alla marina di Hastings. Come inizio mica male. Fino a che non giocherò a badminton però non mi sentirò completamente inserita. Ma mi sa che lunedì prossimo mi tocca, quindi…

capita che…

Posted in cinema, Londra on 2 giugno, 2007 by Tiziana

– vado alla versione locale del mio cinemino pisano preferito e becco un film stranissimo, allucinato ed a tratti divertente in una maniera totalmente folle. E’ The bothersome man, non ho idea se sia uscito -o mai uscirà- in Italia, ma val la pena vederlo… e gli amanti del surreale andranno in giuggiole.

– mi sdraio in un parco dove l’ultima volta che ero qui c’era solo un cantiere ed è bellissimo: verde, sole e vista Tamigi

– inizia la stagione al Globe, un ragazzo molto carino mi omaggia del programma…. voglio andarci! But “standing” means “not seating”…

– sul punto del “ragazzo carino”: oggi al Borough Market c’erano parecchi, ma parecchi nice looking guys: bene, la cosa non mi dispiace per niente 😉

– ma che buon caffè che mi sono presa, ero al Monmouth Coffee, e credo che lo sgabello davanti alle finestre d’angolo diventerà uno dei miei cantucci preferiti. Sono anche un po’ rintronata però: prima di capire che le “cose” a forma di tazza messe sul bancone erano dei filtri, pensavo che avessero le tazze bucate. Uff, ci vuole pazienza, ma alla fine ci arrivo.

London tales – 1

Posted in everyday life, Londra on 31 Maggio, 2007 by Tiziana

Eccomi, come qualcuno sa già, non sono morta sotto la mia pesantissima valigia (la più grande mai preparata: ha battuto ogni record personale fissando la bilancia sui 26,7 kg!).
E da oggi sono una degli 8 (?) milioni di abitanti di Londra, quindi avverto che da ora in avanti:
– comincerò a parlare de tempo,
– mi lamenterò dei trasporti,
– rimpiangerò i bei vecchi tempi andati
– mi verrà un irrefrenabile desiderio di mettere moquette ovunque! (no, questa l’ho sparata troppo grossa…)

Ho tra le mani “Inglesi” di Beppe Severgnini, gentilmente omaggiatomi dal mio ex-coinquilino. Divertente, anche se, essendo del ’92, piuttosto datato.
Sorprendentemente però sembra che sostituendo la parola “Thatcher” con quella “Blair” il libro diventi automaticamente aggiornato!

E oggi ho rinverdito la conoscenza con un vecchio amico: l’hummus bar di Soho… “give peas a chance!”, ottimo motto per ottimi ceci, oltre ad una buonissima bevanda a base di aloe.

Ma mi sono anche persa la prima conferenza interessante alla BDP: “house believes you can’t build me happiness“… prometteva bene ma già sold out.
Ho compensato con la presentazione al Bloomsbury Theatre di un video-documentario e libro di John Pilger “Freedom next time“, su fatti e misfatti della politica estera USA e UK post 11/9. Un po’ pesino come esordio ma interessante.

Che altro, ci sarà tempo per i personal rants… a seguire London tales – 2.

Il grande balzo in avanti

Posted in everyday life, Londra, Tiziana on 15 Maggio, 2007 by Tiziana

Ehm, no… non voglio parlare della Cina di Mao, ma del balzo che mi appresto a fare io.

Riassumendo: l’ho voluto, cercato ma ora che ci sono ho una gran paura.
Tra pochi giorni parto per Londra, biglietto di sola andata (il primo, per me, che pur avendo viaggiato abbastanza sono sempre tornata alla base).
Ho cominciato a realizzare quello che mi sta per succedere solo da pochi giorni, paese nuovo, lingua diversa, mega città, grandissima opportunità per imparare -professionalmente e non-…. ma adesso mi viene l’ansia.
Inquieta, curiosa, perfezionista, da piccola mi chiamavano “verità in tasca” perchè dicevo la mia e volevo sempre avere ragione.
Ma ora mi viene una gran paura di stare chiedendo troppo, e di dover dimostrare di valere quello che mi si sta dando…. uff, aiuto, sono in preda ad un pauroso attacco di sega-mentale!!!

Vabbè cambiamo tono: che si fa a Londra quest’estate?
No, nel senso… non è che vengo in una mega-città perchè mi piacciono il traffico, la ressa in metrò e gli affitti milionari!
Concerti, uscite, conferenze, girate, tanta gente nuova-interessante-disponibile da conoscere, stimoli intellettual-sensoriali a badilate, vero?
Ahhh, bene, mi pareva…. 😉

Riassumendo. Impressioni

Posted in everyday life, Londra on 28 gennaio, 2007 by Tiziana

Alcune riflessioni su quello che ho visto a Londra.

1. tanto per chiarire preventivamente, Londra mi piace. Parecchio.

2. sulla divisione in classi sociali, riporto le considerazioni fatte in due chiacchierate con due amici italiani che vivono in Inghilterra da un po’. Innanzitutto sull’atteggiamento di chiusura che si nota nella working class. Segni distintivi esteriori, come gli orecchini grandi a cerchio delle ragazze o la trascuratezza nel portare i capelli, o di linguaggio, come l’uso di troncare alcune parole, vengono portati con orgoglio. Si esteriorizza e si fa manifesto di una condizione di esclusione rendendola immediatamente percepibile. Tuttavia questo atteggiamento non porta ad una rivendicazione, ad una lotta per uscire da un circolo chiuso ma, al contrario, chiude il cerchio sempre di più (auto?)confinandosi ai margini. Stride il contrasto con il fatto che l’Inghilterra sia stata la culla, già dall’800, delle Unions dei lavoratori. Mi chiedo cosa siano oggi le Unions e cosa abbia portato la classe lavoratrice storicamente più autocosciente d’Europa a questa apatia. Butto là alcune ipotesi: un sistema scolastico classista?, una tendenza a mantenere lo status quo, inteso come atteggiamento generalmente conservatore, anche da parte delle classi sociali escluse?, anni di Thatcher-Blairismo? ….. mah.
Digressione parigina. Rimasi molto colpita l’anno scorso quando, stando a Parigi per alcune settimane poco prima che scoppiasse la rivolta nelle banlieu, ebbi modo di parlare con una ragazza parigina. Lei mi raccontava di come la stratificazione sociale fosse nettissima e quasi totalmente invalicabile. E anche qua il linguaggio era la prima barriera. Linguaggio non solo come scelta delle parole ma anche come uso di costruzioni grammaticali piuttosto che altre (i famosi tre livelli della lingua francese). Mi portava due esempi: in francese standard le domande si fanno anteponendo “est ce que” alla frase interrogativa; le classi basse, gli immigrati ecc. usano invece solo un accento finale interrogativo, mentre le classi altoborghesi, e solo quelle, usano l’inversione soggetto-verbo per esprimere interrogazione. Il secondo esempio era lessicale: le classi basse chiamano bagnole la macchina, le altre volture. Ora, il punto è che appena apri bocca vieni etichettato e, se cresci sapendo solo usare il termine bagnole, è difficile che se cerchi lavoro tu possa aspettarti molto di più che un impiego da shampista. E anche qui mi parlava dell’orgoglio e della chiusura delle classi lavoratrici verso l’esterno. Fino al punto di inventare un linguaggio, il verlain, pressoché incomprensibile a tutto il resto del mondo.

3. Sulle politiche ambientali e di trasporto. Per entrare in centro a Londra con la propria auto si pagano 8£ al giorno di “congestion charge”. Il 90% in meno se si è residenti. Scopo del gioco è evidentemente scoraggiare il trasporto privato a favore di quello pubblico. Bravi! Due considerazioni però: la prima è che permettersi questo serve un sistema di trasporto pubblico super efficiente (penso all’Italia… come sarebbe possibile?); il secondo è che chi è molto ricco non ne viene toccato perché le 8£ può permettersele e quindi sceglie di continuare ad usare la Mercedes invece che prendere la metro. Comunque bene lo stesso, se l’aria diventa più respirabile il beneficio è di tutti.

4. Sui caffè. Esistono tre catene di caffè che si trovano praticamente ovunque in città. Il caffè è buono (specialmente da CaffèNero, secondo la personalissima preferenza della scrivente!) ma quello che mi è piaciuto è che nessuno ti forza ad affrettarti ad andartene dopo aver consumato. Le persone leggono, conversano e, dato che c’è quasi sempre a disposizione un hot spot wifi GRATUITO, usano il proprio computer liberamente. Bello!

5. Resta alla fine la considerazione che Londra sia una città da ricchi. Se non hai soldi a sufficienza, meglio starne alla larga, perché può farti sentire molto escluso…. E standoci pochi giorni non ho ovviamente avuto idea di cosa sia là il sistema sanitario o lo stato sociale in genere. Mi ha comunque inquietato un’opera d’arte installata temporaneamente al piano terra del British Museum. Il titolo, significativo, è “From cradle to grave” e, in un tessuto leggero con piccolissime tasche lungo molti metri, raccoglie le circa 14000 pillole che un inglese medio assume durante la sua vita. Sommando questo al fatto che i medici di base inglesi, come mi raccontava un amico, prescrivono solo ed esclusivamente potenti antidolorifici qualsiasi cosa tu abbia, il quadro non è proprio idilliaco.

6. Mi è capitato di perdere il telefono. Compro una sim inglese e confermo che non esistono costi di ricarica né, tantomeno, l’obbligo di dare codice fiscale e documento d’identità quando la si acquista.

7. Da ultimo lascio la cosa più dolce: gli smoothies! Fantastici, sono delle bevande molto dense fatte con frutta pressata o a base di yogurt. Riporto quello che sta scritto sull’etichetta degli Innocent, forse i più buoni. “once upon a time, people weren’t around. They hadn’t been invented. Sure, there were flying squirrels and giant reptiles, but not people. Just think – no cars, no motorways, no houses, no pocket watches or polystyrene cups. No hairdresser, no fried chicken, no waltzers and no Kevin Costern movies. No telly. No magazines. No golf clubs. No nothing. Not even smoothies. Weird.” E più in basso, nell’etichetta: “An innocent promise. We promise that anything innocent will always taste good and do you good. We promise that we’ll never use concentrates, preservatives, stabilisers, or any weird stuff in our drinks. And if we do you can tell our moms.” Sarà anche merchandising, ma questa versione mi piace!

London Blogging/3

Posted in Londra on 25 gennaio, 2007 by Tiziana

Ieri sera sono arrivata in una Pisa irrealmente buia. Tanto vento, temporali e tutto il mio quartiere al buio per delle ore lunghissime. Prendo la mia lanternina ikea e la casa è ancora più spiritesca con le ombre tremolanti che si allungano sui muri…. mi piace.
Ma torniamo un attimo indietro.
La mattina mi sveglio con una luce molto debole, penso ad una giornata piovosa, scosto la tenda e trovo la neve. La neve?
Neve che ricopre la piazza, neve sui rami degli alberi, quando il giorno prima a Camden ho fatto foto che sembravano avere i colori di Bahia.
E poi volo sulla Francia coperta di neve, bianco per chilometri e chilometri fino in Italia, dove, ormai sopra il Tirreno, anche il mare è in tempesta e la schiuma bianca ricorda di nuovo la neve.

Dicevo, arrivo a Pisa e siamo al buio. Ricompare per un momento la corrente, giusto il tempo per controllare un po’ di posta e vedo che mi vogliono a Londra per un incontro di lavoro.
Loro!
Mi sa che la storia continua….

note cinematografiche:
1. Al cinema a Londra vado a vedere “The last king of Scotland“. Interessante, a tratti una mazzata nello stomaco. Soggetto: un giovane medico scozzese diventa per caso il medico personale del dittatore dell’Uganda Amin. Mano mano si rende conto di chi ha accanto.
2. A Londra non è ancora uscito l’ultimo film di Von Trier e, tornata a Pisa, lo vedo nelle sale! Pisa 1-Londra 0.

3. Sull’orario di inizio dei concerti. Concerto di Mark Lanegan + Isobel Campbell, ora di inizio ore 19.00.
19.00?? Me ne accorgo alle sei e mezzo e non c’è molto da fare. Perso.

London Blogging/2

Posted in Londra on 21 gennaio, 2007 by Tiziana

doubledecker.jpg

Sera, sperimento volate notturne in doubledecker. Interessante modo di scivolare sulla superficie della città, la prospettiva si fa più ampia e il tempo impiegato per spostarsi riconquista una dimensione spaziale. La metro te ne priva, passa il tempo ma si perde il mutare dello scenario per riemergere semplicemente altrove.
E’ notte e la città spinge folle tra le onde, nelle vie dei teatri sandali e scollature accarezzano il vento. Altrove, King’s Road è spazzata dalle raffiche che si insinuano dal Putney Bridge e spazi densi di giorno si ritrovano deserti e muti di notte.
Passo tre metri sopra tutto questo e mi sento scivolare cullata da luci e buio, una città in cinemascope mi abbraccia.

Camden.
Ci rimetto piede dopo molti anni e non la trovo molto cambiata. Stessa folla composita alternativa, stesse cameriere italiane nei locali, cuscini scuoiati su divani di pelle e tutto quello che si può immaginare di trovare in negozi che da eoni nutrono punk e turisti con la Nikon al collo.
Mi colpisce un negozio dove si trovano magliette con led verdi scorrevoli alla Matrix, abbigliamento in stile viaggio nell’iperspazio e tutto il gadgettame relativo che fantasia possa aver partorito. Non è da meno il look dei commessi.
Passo, osservo, ricordo le foto dei graffiti a natale, peccato non averli visti, il tutto mi incuriosisce e diverte, ma non penetra oltre la superficie.
Suppongo che Camden abbia un’altra anima che non conosco…

London Blogging/1

Posted in Londra, Tiziana on 17 gennaio, 2007 by Tiziana

Mi ero riproposta di scrivere quotidianamente, ma i migliori propositi sono sempre disattesi.
Rimedio adesso con qualche appunto tirato fuori dal mio quadernino nero.

Dunque, partenza.
Noto con disappunto la novità del momento di Ryanair, la Priority Q, idea riassumibile in: paga qualche euro in più e passa avanti agli altri. Mah!
Trascuro il resoconto sulla coda di un’ora sotto l’acqua a Stansted prima di salire sul bus (treni non disponibili) e passo a Londra.

Comincia il tour promozionale. Visito studi e lascio cv.
Non molto di più da dire, mi affaccio al magico mondo e vedo che succede.

Nel frattempo scopro angoli di Londra che trovo bellissimi (grazie Riccardo), mi compro un cappello curioso, gioco con luci colorate che emettono suoni di abissi spaziali, perdo il telefono ed il treno per casa.

Sulla ripetitività dei luoghi: di come trovare ad ogni angolo lo stesso locale (Starbucks, Pret à Manger ecc.) induca un senso di familiarità verso luoghi altrimenti estranei. E di come si tenda a trovare rassicurante il già noto.

Strano effetto comunque tornare dopo poco tempo e accorgersi, nella circolarità degli eventi, come due episodi apparentemente così simili possano essere così diversi.
Diversa attitudine, diverse disposizioni d’animo, diverso sguardo.
E stridente il contrasto con il medesimo scenario.