Archive for the politica Category

Soy Cuba/2

Posted in Cuba, politica, Uncategorized, viaggiare on 27 aprile, 2008 by Tiziana

Socialismo ed esclusione.

Le spiagge dei cayos sono esclusivamente per i turisti.
Mi spiego meglio: le isole di fronte alla costa nord di Cuba sono proibite ai cubani e la polizia controlla i passaporti come se fosse una barriera doganale.
E in un certo senso lo è, visto che dopo averla passata non sembra più nemmeno di essere a Cuba: la lingua ufficiale magicamente diventa l’inglese, tanto che anche il personale locale – visto che camerieri, giardinieri o facchini sono i soli cubani a cui è permesso entrare – risponde in inglese se ci si rivolge loro in spagnolo.
La clientela è soprattutto canadese ed, in piccola parte, europea. Scambio un paio di parole con dei ragazzoni canadesi e una luce di interesse si accende nei loro occhi quando dico loro che siamo di ritorno da un giro di 2000km attorno all’isola. Non sono assolutamente degli stupidi, magari è solo gente che scappa dai -20° di Montreal, ma mi pare comunque incomprensibile che della gente desideri passare 10 giorni a Cuba e …. NON VEDERE CUBA!

Socialismo dicevo… Ci sono ovviamente delle spiegazioni per questa scelta politica e -soprattutto- economica.
Dicendola in parole povere, Fidel si è ritrovato improvvissamente con le chiappe per terra dopo la caduta dell’ URSS. Chiusa la principale fonte di scambi commerciali e denaro, per dieci anni Cuba si è dovuta re-inventare un’economia dal nulla. Trovare nuovi partners commerciali, intessere nuove alleanze politiche e, soprattutto, aprirsi al turismo per garantirsi un flusso di denaro sufficiente a mandare avanti la baracca.
Ok, fino a qui ci siamo.
Ma perchè escludere la popolazione da una parte non trascurabile di territorio in un paese che si dice socialista? Propongo due possibili ragioni: per nascondere i lussi dei resorts a una popolazione che vive dignitosamente ma in povertà, e quindi cercare di prevenire rivendicazioni da una popolazione assetata di benessere, gadgets e comodità. Secondo, venire incontro a probabili richieste delle compagnie estere che investono sui resorts e che vogliono garantire vacanze senza rischi, scocciature o anche solo incognite ai propri clienti… boh, mi pare più plausibile la prima spiegazione.
Fatto sta che chi ha lottato per la rivoluzione si rivolterebbe nella tomba se vedesse.

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Mi piace votare

Posted in politica on 25 febbraio, 2008 by Tiziana

Votare è un diritto conquistato con fatica, e a me piace esercitarlo.
Ecco perché voglio votare anche per il sindaco di Londra, visto che qui è possibile.
Basta infatti avere più di 17 anni, essere residenti a Londra e provenire da uno dei paesi EU o Commonwealth.
Quindi voto!

Viceversa, votare il 13 aprile in Italia, cosa che farò comunque per il suddetto principio che votare è un diritto, mi fa solo arrabbiare.
Possibile infatti che si viva in un paese con una legge elettorale del piffero che permette a un micro-partitino che non rappresenta nessuno (sì Mastella e simili, parlo di voi) di tenere in scacco un governo?
Possibile che le politiche che ne vengono fuori siano sempre politiche di compromesso?
Possibile che si debba fare i conti con tutti su tutto?
…. uhm, si, possibile.

Metello

Posted in libri, politica, società on 5 ottobre, 2007 by Tiziana

Ecco, pensavo a Firenze… forse perchè ho risposto a qualche amica fiorentina proprio ora (forza Agnese!!) e pensando a Firenze mi è venuto a mente Pratolini e il suo Metello.

Così ho copiaincollato una breve nota a questo libro che ho scritto su aNobii. Eccola:

Un libro altamente morale, nel senso nobile e non retorico della parola. Morale del lavoro, della lotta operaia, di una Firenze che non c’è più.
Raccontò Terzani pochi mesi prima di morire che quando passava davanti alla boutique di Roberto Cavalli a Firenze, dove fino a poco prima c’era uno storico caffè, apriva la porta, gridava “vergogna!!” e se ne andava.

Ecco, la Firenze di Metello è quella senza boutique.

così….

Miniere di stagno

Posted in politica, società on 8 agosto, 2007 by Tiziana

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Mi piace parlare con chi ha vissuto una vita completamente diversa dalla mia, e qualche giorno fa ho scambiato un po’ di parole con un ex minatore.
Si chiama Boomer, mi apostrofa dandomi della “my lover“, alto, capelli rossi, ha passato 17 anni in miniera… gli chiedo com’era, risponde “good job” ridendo. Orgoglioso del vecchio lavoro si vanta dei buoni guadagni ed insiste perchè dica ad un ex collega poco lontano che lui guadagnava molto di più degli altri.
La Cornovaglia ha un passato pluricentenario legato alle miniere di stagno, il massimo dello sfruttamento essendo stato tra sette e ottocento, con una ripresa nel secondo dopoguerra. Se qualcuno ha letto qualche libro di Cronin sa che tipo di vita fosse quella dei minatori fino ad un’ottantina di anni fa.
Con la metà del novecento sono arrivati esplosivi più sicuri, martelli pneumatici e cuffie antirumore, ma le vibrazioni continue a cui è esposto chi perfora, il calore e l’umidità sono le stesse di prima.
Adesso in Cornovaglia l’industria mineraria è morta: di colpo, la caduta dei prezzi dello stagno sul mercato mondiale ha messo fine alla principale fonte di guadagno della zona e lasciato senza lavoro migliaia di persone.
Alcune, come Boomer, guidano i visitatori all’interno delle vecchie miniere… e gli altri? Immagino sussidi di disoccupazione.
Sul territorio, i segni del passato industriale sono visibili ovunque: vecchie ciminiere in pietra e più recenti torri in acciaio, tutti ugualmente fuori uso.
Archeologia industriale e umana, le macchine nella miniera che ho visitato erano ferme, i pozzi più profondi allagati, i vecchi minatori, sulla sessantina, sembravano nostalgici di un passato che dava comunque dignità sociale e un ruolo.

Ma porc.. putt….

Posted in donne, Francia, politica on 6 Maggio, 2007 by Tiziana

Una donna (e socialista) ‘sti francesi proprio non la volevano come presidente, eh?

Mi sa che i miei due amici parigini dovranno considerare seriamente l’ipotesi di venire a coltivare cavoli in Italia! 🙂

Democrazia? si, no, forse…

Posted in barcamp, politica, società, web, zenacamp on 2 Maggio, 2007 by Tiziana

L’intervento di Nicola Mattina allo scorso ZenaCamp è stato uno di quelli che mi ha dato più spunti di riflessione.

Condivido però le obiezioni all’impostazione un po’ positivistica insita nel parallelo democrazia-web 2.0 espresse al momento da Gaspar Torriero ed altri.
Nel senso che il parallelo è un po’ debole visto che reggerebbe solo se per democrazia si intendesse la democrazia diretta (in quella rappresentativa non si ha accesso diretto alla gestione della cosa pubblica ma si esercita, attraverso il voto, delega a rappresentarci).

Detto questo, la logica bottom-up delle applicazioni 2.0 è sicuramente più “democratica” della lettura di contenuti generati da terzi e sui quali non si ha nessuna possibilità di mettere del proprio o di generare interazione.

La rete però ovviamente non è poi così democratica, soprattutto per queste ragioni:
– necessita di conoscenze specifiche (e in Italia solo il 44% della popolazione usa il computer)
– necessita di una connessione (quindi denaro, e questo non è un fatto secondario)
– necessita di un livello culturale tale da far generare il desiderio di usarla e da farne comprendere le potenzialità conoscitive e comunicative
– non è ugualmente permeabile alla voce di tutti, ossia i famosi hubs hanno un peso e la voce del nuovo utente che si affaccia, seppur qualificato, un peso minore… (e quindi, orwellianamente, qualcuno è più uguale degli altri) anche se ovviamente val la pena di tentare, se si ritiene di aver qualcosa da dire, di investire energie per guadagnare credibilità.
– infine la rete è quella che noi conosciamo solo in una piccola parte delle terre emerse!

Sulla permanenza del potere

Posted in politica, società on 6 febbraio, 2007 by Tiziana

(E sul cosa fare per liberarcene)

Limitiamo il campo. Quello di cui voglio parlare sono le possibilità di esercitare liberamente le proprie competenze.
Mi spiego con un esempio: in Italia un Regio Decreto del 1925 regola i limiti entro i quali si devono muovere alcune figure professionali.
Nel frattempo la società è cambiata, sono state inventate le poltrone automassaggianti e le sveglie con lo snooze e, per inciso, adesso facciamo parte dell’Unione Europea. Cosa che dovrebbe consentire, a chi ha competenze simili, di esercitarle liberamente negli stati membri.
Non è così.
Il regio decreto continua a valere e sulla base di questo si rifiuta a chi ha mezzi culturali adeguati, competenze e passione per il proprio lavoro, la possibilità di fare ciò che sa fare.

In ambito universitario abbiamo il primato degli atenei con la più alta età media fra i ricercatori. Se tutto va bene si riesce a diventarlo dopo i quaranta, quando ormai il periodo più creativo è passato (da borsista con contratti brevi e mal pagati) e l’età sarebbe più adatta a creare una “scuola” dove mettere a frutto la propria esperienza ed affidare il lavoro di ricerca vero e proprio a giovani capaci.

Ho un ricordo agghiacciante di un professore universitario a fine carriera che si faceva vedere due sole volte in un anno accademico: il primo giorno, quando, giornale alla mano, dispensava considerazioni sociologiche da bar sport. Ed il giorno dell’esame quando, chiuso in una stanza buia, ricopiava sul libretto il voto consigliato dall’assistente che aveva fatto l’esame al posto suo. Il Professore partiva allora con un’altra tirata sociologica, firmava il libretto e salutava. Fine.
Solo con la sua morte, avvenuta un paio di anni fa, ha lasciato il posto occupato per più di quarant’anni.

ops, avevo scritto “e cosa fare per liberarcene”…. bah.
Ancorare la permanenza al proprio posto a risultati almeno decenti? Sembrerebbe la cosa più ovvia. Ma pare impossibile. (E penso ad esempio alla pubblica amministrazione dove, nelle valutazioni annuali di produttività, TUTTI ottengono il massimo del punteggio).
Far valutare il rendimento agli altri membri del gruppo di lavoro? Mi pare un mezzo interessante, visto che generalmente valutazioni personali di antipatia/simpatia dovrebbero annullarsi nella diversità delle opinioni, mentre è invece difficile che ci siano grosse discordanze sulle effettive capacità professionali. Anche perchè solo pochi preferirebbero farsi guidare da un capo simpatico ma professionalmente inetto che ti incasina la vita tutti i giorni con indicazioni assurde.

Mmmh, il metodo andrebbe sviluppato, magari introducendo qualcosa di simile ai feedback di ebay…. POSSIBILE?