Archive for the società Category

Ta daaaa!

Posted in Londra, società, Tiziana on 12 settembre, 2008 by Tiziana

E dopo tanto, rieccomi in forma più che mai (si dice così vero?).
Pronta a scrivere nuove entusiasmanti riflessioni da questo lato del Tamigi. Che è quello di sotto, se vi chiedevate quale era.

Allora, sparo? Vado di palo in frasca però, avvertiti.

I programmi di cucina.
L’altra domenica la mia compagna di casa leggermente teledipendente accende la televisione su BBC2. Saranno le 11 e c’è un programma di cucina. Si vede una ragazza che prepara un pranzo, spiega le ricette vivacemente ma con cura, dosi, tempi di cottura…
Niente pubblico, niente “stacchetti” (che brutta parola), niente applausi finti, niente ospiti.
Capito dove sto andando a parare, vero?
Ecco, mi chiedevo, perchè in Italia ci sono le tagliatelle di nonna Pina, 100 persone di pubblico, e non c’è verso di avere una spiegazione consequenziale di una ricetta?

Marco Niada.
Non lo conoscevo, personaggio interessante. Ha fatto un po’ di tutto, in campo giornalistico, l’inviato di guerra, il commentatore economico, e da tanti anni è il corrispondente a Londra del Sole 24 Ore.
L’altra sera ero alla presentazione del suo libro, La nuova Londra.
Ha parlato a ruota libera per quasi due ore. Per chi lo consce, un tipo alla “Dringoli”, per capirci. Ossia di quelli indefessi, pragmatici, niente grandi sistemi filosofici, ma acuti. Ne sono uscita con qualche domanda e qualche spunto su cui riflettere.

Sull’Alitalia: perchè in Italia non si parla d’altro da mesi (anni?) quando qui avrebbero licenziato 8000 persone senza battere ciglio? Tradizione del lavoro diversa, certo, sindacati inesistenti, anche. Ma secondo me soprattutto il fatto che qui se perdi il lavoro non è una tragedia: c’è un’economia che supporta un ricambio veloce e, anche a fine carriera, il lavoro lo si ritrova.
Sull’immigrazione: un cittadino di Londra su tre è straniero. Buona parte dell’immigrazione che arriva qui è qualificata, la quasi totalità di quella che arriva in Italia, no. Nelle nostre università ci sono pochissimi studenti stranieri, l’immigrato fa quasi sempre lavori molto umili. Chiedendomene la ragione, pensavo a che possibilità di crescita e affermazione personale l’Italia possa offrire a chi emigra. Poche, così chi pensa di avere delle chanches, va a giocarsele altrove.

La metro
Qui avverto che potrei scrivere per ore, altro che “Un etnologo nel metrò”. Però a me questa cosa che in metro nessuno guarda nessuno, tutti leggono o ascoltano musica, mica mi piace. Come direbbe Benigni, ogni tanto mi verrebbe voglia di guardare qualcuno e dirgli “Che c’è???“. Il giorno che mi prende male, prometto che lo faccio.

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Tutto il mondo è cantiere

Posted in fatti e misfatti, lavoro, società on 23 ottobre, 2007 by Tiziana

“Non mi dire che il livello di sicurezza nei cantieri è così alto in England!..cioè, della serie, si sta a discutere come metterlo [il caschetto]..NON SE METTERLO!”

Questo è il commento di Agnese al mio post precedente.
E la risposta è … magari!

L’altra settimana per dirne una ero a Wells in un cantiere e degli operai stavano tagliando dei blocchetti di cemento con la sega circolare (!) senza guanti, cuffie e mascherina.
Ovviamente avvolti da una coltre di polvere ed in un casino infernale….
Questo per dire il livello e per chiarire la differenza che c’è ovunque tra teoria (il manuale sulla sicurezza nei cantieri) e pratica.

Non ho sotto mano delle statistiche su quanta gente muoia di lavoro (perchè questo è), ma non ho la sensazione che qui la faccenda, specie in edilizia, sia meno seria che da noi.

Metello

Posted in libri, politica, società on 5 ottobre, 2007 by Tiziana

Ecco, pensavo a Firenze… forse perchè ho risposto a qualche amica fiorentina proprio ora (forza Agnese!!) e pensando a Firenze mi è venuto a mente Pratolini e il suo Metello.

Così ho copiaincollato una breve nota a questo libro che ho scritto su aNobii. Eccola:

Un libro altamente morale, nel senso nobile e non retorico della parola. Morale del lavoro, della lotta operaia, di una Firenze che non c’è più.
Raccontò Terzani pochi mesi prima di morire che quando passava davanti alla boutique di Roberto Cavalli a Firenze, dove fino a poco prima c’era uno storico caffè, apriva la porta, gridava “vergogna!!” e se ne andava.

Ecco, la Firenze di Metello è quella senza boutique.

così….

A lady of a certain age

Posted in architettura, inglesi, società on 17 agosto, 2007 by Tiziana

Hastings, agosto 2007.

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Dopo una settimana a camminare controvento su un molo pericolante coperto di cacche di gabbiano e cadaveri di piccione, dopo le sere passate in un caravan con la moquette nel bagno e le tendine a fiorellini, ho talmente tante cose da raccontare che questo post lo devo dividere in capitoli, quindi:


1. I caravan e le tendine

Ero preparata al peggio, giuro… quando ho saputo che avremmo alloggiato ad un campo vacanze, ma dopo aver ricevuto la carta d’ingresso a forma di tigre ed aver girato la chiave del caravan ho avuto un momento di sconforto:
moquette rosso mattone ovunque, bagno incluso, porte bianche in pura plastica 100% ma serigrafate a rilievo con venatura effetto-legno, divani a fiori giganti, tendine con i drappi in tinta col resto e finto camino sormontato da specchio con cornice effetto legno dorato. Senza parole, troppo davvero.
La minimalista che c’è in me ha tentato di strangolarsi con il cordone delle tende, ma purtroppo essendo di plastica non ha tenuto.

Il posto è per famiglie, normali famiglie inglesi un po’ più grasse, tatuate e piercingate della media, assecondate nei gusti da un negozio interno che vende una selezione completa di patatine, bibite e cibi pronti delle peggiori marche.
La zona “divertimenti” si distingue per la presenza di macchinette mangiasoldi, che rumorose e piene di lucine attraggono i bambini parcheggiati da genitori che guardano le partite di calcio su un megaschermo, giocano a freccette e bevono birra.

I caravan sono in vendita, nel qual caso da ospiti si diventa “owners” ed i cartelli sparsi per il campo sottolineano “ownership, a way of life” o “join owners exclusive, get unique privileges”.

In generale quello che si propone alla working class inglese è un sogno borghese fatto di tendine e caminetti, il “come a casa lontano da casa” nell’idealizzazione riprodotta in plastica del cottage di campagna.

Per la cronaca…. tutto esaurito.

2. A lady of a certain age, Hastings e il suo molo

Nella seconda metà dell’800 si costruirono in Gran Bretagna diverse decine di “pleasure piers“, estensioni sul mare di passeggiate cittadine e comodo approdo per le navi a vapore, eleganti e leggere architetture in ferro.

Hastings pier è uno di questi, ma oggi non rimane quasi niente dell’originale aspetto del molo. Allargato a partire dal 1917 in piena prima guerra mondiale, perse nel corso del ‘900 l’elegante padiglione in stile indiano per acquistare durante il secolo una scomposta massa di edifici, culminati recentemente in una bingo hall con una facciata di pessimo gusto.
Sulla lunga promenade di fronte al pier resistono ancora le eleganti pensiline anni’30, perfettamente moderniste, elegantissime.

Mecca del rock negli anni ’60 e ’70, il padiglione terminale ha ospitato storici concerti di Pink Floyd, Rolling Stones, Jimi Hendrix, Sex Pistols, The Clash ecc. con duemila persone saltellanti sulle decrepite strutture sottostanti…. da brivido, se penso a quello che ho visto questi giorni.

Quello che sono andata a fare infatti sul molo è stato un esame di tutte le strutture, che mi ha visto atleticamente spalmarmi a pancia sotto sulla punta estrema del molo, addentrarmi nelle sale chiuse fra piccioni morti e cacche varie, svegliarmi all’alba per sfruttare la bassa marea e zompettare allegramente fra i molluschi attaccati alle colonne di ghisa,… wow
Devo però ammettere che la parte più faticosa è stata resistere tutta la settimana alle tremende musichette che venivano dalla sala bingo: lambada e gipsy king, principalmente 🙂

A lady of a certain age, è l’impressione che ho avuto dal molo e dalla cittadina: una gloria passata che diventa la malinconica ombra della miseria presente fatta di belle facciate scrostate sul lungomare, gloriosi palazzi anni ’30 tristemente abbandonati e un molo che dopo gli anni migliori se ne sta precariamente ad aspettare che qualcuno trovi i soldi necessari per rimetterlo in sesto…e oh se ce ne vogliono.

Miniere di stagno

Posted in politica, società on 8 agosto, 2007 by Tiziana

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Mi piace parlare con chi ha vissuto una vita completamente diversa dalla mia, e qualche giorno fa ho scambiato un po’ di parole con un ex minatore.
Si chiama Boomer, mi apostrofa dandomi della “my lover“, alto, capelli rossi, ha passato 17 anni in miniera… gli chiedo com’era, risponde “good job” ridendo. Orgoglioso del vecchio lavoro si vanta dei buoni guadagni ed insiste perchè dica ad un ex collega poco lontano che lui guadagnava molto di più degli altri.
La Cornovaglia ha un passato pluricentenario legato alle miniere di stagno, il massimo dello sfruttamento essendo stato tra sette e ottocento, con una ripresa nel secondo dopoguerra. Se qualcuno ha letto qualche libro di Cronin sa che tipo di vita fosse quella dei minatori fino ad un’ottantina di anni fa.
Con la metà del novecento sono arrivati esplosivi più sicuri, martelli pneumatici e cuffie antirumore, ma le vibrazioni continue a cui è esposto chi perfora, il calore e l’umidità sono le stesse di prima.
Adesso in Cornovaglia l’industria mineraria è morta: di colpo, la caduta dei prezzi dello stagno sul mercato mondiale ha messo fine alla principale fonte di guadagno della zona e lasciato senza lavoro migliaia di persone.
Alcune, come Boomer, guidano i visitatori all’interno delle vecchie miniere… e gli altri? Immagino sussidi di disoccupazione.
Sul territorio, i segni del passato industriale sono visibili ovunque: vecchie ciminiere in pietra e più recenti torri in acciaio, tutti ugualmente fuori uso.
Archeologia industriale e umana, le macchine nella miniera che ho visitato erano ferme, i pozzi più profondi allagati, i vecchi minatori, sulla sessantina, sembravano nostalgici di un passato che dava comunque dignità sociale e un ruolo.

Global Cities

Posted in architettura, società on 18 luglio, 2007 by Tiziana

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IL TEMA
Shangai, Tokyo, Los Angeles, Mexico City. Città del Capo, Il Cairo, Istanbul, Mumbai e Londra sono
le città prese in considerazione per parlare di concentrazione urbana nella mostra adesso alla Tate Modern.

Oggi il 50% della popolazione del pianeta vive in città, all’inizio del ‘900 era il 10%, fra cinquanta anni sarà il 70%.
Molte città ormai superano i venti milioni di abitanti e ci si chiede se pianificare lo sviluppo di questi agglomerati sia possibile, specie quando si tratta di metropoli del sud del mondo.
Attorno alla metà del ‘900 il dibattito sulla forma urbana ha avuto toni utopistici, profetici. Quasi un ritorno all’utopia ottocentesca delle comunità ideali: Le Corbusier ha immaginato e realizzato Chandigarth in India, Oscar Niemeyer ha creato dal nulla Brasilia ed in generale si è pensato che governare razionalmente la forma urbana fosse possibile, auspicabile ed efficace.
Alla fase utopistica è seguito a partire dagli anni ’70 del novecento il disinteresse per l’elaborazione di idee sistematiche per il governo delle città: pensiero debole in urbanistica, pressione speculativa e fine dell’idealismo.

Oggi ci si chiede come recuperare la spinta ideale alla creazione di un ambiente migliore in una chiave più realistica e meno avulsa dalla realtà.
Pensare e scegliere una forma urbana ha infatti effetti importanti sulla qualità della vita: una città ad alta densità risparmia territorio riducendo l’estensione dei servizi a rete (acqua, elettricità, gas, rete viaria) e contrae i tempi di trasporto ma può ridurre gli spazi verdi e comprimere gli spazi individuali.
Ma in quale contesto ha senso poi parlare di forma della città quando gli agglomerati del sud del mondo proliferano in modo del tutto informale ed ingovernabile sulla spinta della pressione all’inurbamento?

LA RAPPRESENTAZIONE
Le città esaminate in Global Cities hanno forme e densità molto diverse: silhouette di legno efficaci
ed estremamente affascinanti traducono in una forma tridimensionale la densità di Londra, San Paolo, Il Cairo e Mumbai.
L’altezza delle sagome riflette la densità di popolazione e l’impronta sul pavimento riproduce l’estensione in piano della città. Impressiona vedere le vette aguzze di Mumbai e del Cairo che viaggiano entrambe sui 35000 abitanti per km quadrato e la morbida frittella di Londra che si aggira sui 4500.
Altrettanti filmati documentano alcuni aspetti della vita in queste città.
Immagini satellitari rappresentano infine visivamente la forma delle città e danno un’idea a volo d’uccello dell’interazione città-territorio e del tipo di insediamento presente.

nota: purtroppo non ho visto tutta la mostra causa chiusura… appena ci torno aggiungo il resto 😉

Sulle città

Posted in architettura, design, Londra, società on 1 luglio, 2007 by Tiziana

Ho visto cose che voi umani….

1. Poesia del digitale
Chi è qui a Londra vada a fare due chiacchiere con i tipi di The Pacificplayhouse. Ne vale la pena!
Mescolano design, digitale, poesia e un gusto molto naif per oggetti tecnologici in forme bambinescamente elementari. Mi è piaciuta moltissimo l’idea del Local Barometer, una piccola scatola di cartone da appendere in casa e che visualizza in un piccolo schermo dei pezzi di informazioni downloadati in base al codice postale della casa ed alla direzione del vento.
Le informazioni (dal meteo ad annunci immobiliari, news ecc.) avengono poi debolmente decontestualizzate (via la punteggiatura, via la “prosa”) per diventare una specie di frammento poetico locale. Difficile da spiegare, chi può vada a dare un’occhiata o mi chieda, a voce viene meglio!

2. Green Cities
Alla Tate Modern nei giorni passati c’è stata una serie di conferenze che giravano intorno al tema delle città. Quella a cui ho partecipato aveva a che fare con la sostenibilità di città-boom come Londra.
Può una città in continua espansione (fisica e demografica) essere verde? A parlarne nella Turbine Hall c’erano architetti, ingegneri, politici, fisici, giornalisti e -curiosamente- il bassista dei Blur, Alex James… che devo dire ha regalato delle perle di non-sense notevoli penzolando pigramente dalla poltrona.
Quello che è venuto fuori è stato:
– pressione demografica (immigrazione) + speculazione immobiliare > espansione urbana > problemi per organizzare trasporti e servizi efficienti
– ci può essere una buona qualità di vita se i tempi per muoversi diventano disumani e gli spazi a disposizione sempre più piccoli?
Londra è davvero una città-boom? Alejandro Gutierrez, di Ove Arup, sostiene di no se la si paragona a città come Shangai. Da notare che Arup sta progettando proprio a Shangai una nuova espansione ad emissioni-zero: autonomia energetica da fonti rinnovabili, ottimizzazione dei trasporti e della forma urbana per ridurre quasi a zero il trasporto privato ecc.
– necessità di conciliare comportamenti “privati” responsabili in termini di uso di energia e mezzi di trasporto con politiche pubbliche consapevoli. Tradotto: è inutile che si spinga per far abbandonare l’utilizzo di mezzi privati con tasse e divieti se non si dà una valida alternativa di trasporto pubblico…. E qui generale apprezzamento per Ken Livingston (il sindaco di Londra) e la congestion charge.

Democrazia? si, no, forse…

Posted in barcamp, politica, società, web, zenacamp on 2 Maggio, 2007 by Tiziana

L’intervento di Nicola Mattina allo scorso ZenaCamp è stato uno di quelli che mi ha dato più spunti di riflessione.

Condivido però le obiezioni all’impostazione un po’ positivistica insita nel parallelo democrazia-web 2.0 espresse al momento da Gaspar Torriero ed altri.
Nel senso che il parallelo è un po’ debole visto che reggerebbe solo se per democrazia si intendesse la democrazia diretta (in quella rappresentativa non si ha accesso diretto alla gestione della cosa pubblica ma si esercita, attraverso il voto, delega a rappresentarci).

Detto questo, la logica bottom-up delle applicazioni 2.0 è sicuramente più “democratica” della lettura di contenuti generati da terzi e sui quali non si ha nessuna possibilità di mettere del proprio o di generare interazione.

La rete però ovviamente non è poi così democratica, soprattutto per queste ragioni:
– necessita di conoscenze specifiche (e in Italia solo il 44% della popolazione usa il computer)
– necessita di una connessione (quindi denaro, e questo non è un fatto secondario)
– necessita di un livello culturale tale da far generare il desiderio di usarla e da farne comprendere le potenzialità conoscitive e comunicative
– non è ugualmente permeabile alla voce di tutti, ossia i famosi hubs hanno un peso e la voce del nuovo utente che si affaccia, seppur qualificato, un peso minore… (e quindi, orwellianamente, qualcuno è più uguale degli altri) anche se ovviamente val la pena di tentare, se si ritiene di aver qualcosa da dire, di investire energie per guadagnare credibilità.
– infine la rete è quella che noi conosciamo solo in una piccola parte delle terre emerse!

Liberté, fraternité, trenetté!

Posted in barcamp, società, web, zenacamp on 1 Maggio, 2007 by Tiziana

Liberté, fraternité.
In una nuova declinazione. Regalare il proprio tempo a se stessi e agli altri, fare chilometri per stare insieme a conosciuti e sconosciuti, appassionarsi a parlare di cosa voglia dire oggi democrazia e libertà (fra l’altro), trovare persone a cui ci accomuna la curiosità di sperimentare, conoscere e la voglia di conversare.
Great-minds think alike!

Pensavo a quanto manchino spazi sociali di questo tipo nella vita che normalente si fa: la piazza, l’agorà è fondamentale alla democrazia così come è vitale per la propria sanità mentale.
E a quanto mi piaccia questa dimensione conversativa, nomade e informale dello stare insieme.

Nota logistica (ma non solo): mi è piaciuta moltissimo la collocazione a Palazzo Ducale, non solo perchè solleticava enormemente il mio lato architettonico-artistico (belli i mezzanini a volte, i cortili…) ma perchè favoriva molto la dimensione colloquiale: i divanetti, gli spazi non dispersivi, le zone in cui scambiare opinioni. La sala di ingresso forse un po’ troppo rumorosa, ma bene comunque anche così…

Personalmente ho un piccolo rammarico dovuto al fatto che spostandomi spesso ho preso molti interventi a pezzetti e forse sono stata un po’ troppo ritrosa nel non introdurmi a chi ancora non conoscevo e con cui avrei avuto piacere ad approfondire qualche spunto… ma vedrò di rimediare.

Ah, dimenticavo, appoggio l’idea dei nomi giganti e glittering! Mi è spiaciuto rendermi conto solo dopo essere tornata a casa che c’erano persone con cui avrei parlato volentieri perchè le leggo in rete e che non ho riconosciuto.

E le trenetté?
Si perché anche il blogger deve pur mangiare…e allo ZenaCamp hanno fatto le cose in grande. Dal sacchetto con pesto e trofie quali gadgets mangerecci, alle ottime trenette con pesto e patate servite per pranzo nel cortile di palazzo ducale. Ed al richiamo delle trenette ha dovuto soccombere la presentazione del second-Bru da Londra quando i partecipanti sono sgattaiolati via dalla sala (dapprima timidamente, pensando di essere ripresi dalla webcam, poi massicciamente non appena è stato chiaro che non era in funzione) per fiondarsi a pranzo.

Che altro dire… parafrasando il titolo della suddetta semi-presentazione, long live the BarCamp.

E grazie di tutto il pesto! 😉

Upcoming: avvenimenti

Posted in musica, società on 11 aprile, 2007 by Tiziana

Segnalazioni al volo:

stasera, 11 aprile Ascanio Celestini al Teatro del Giglio di Lucca: La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico.

venerdì 13 aprile, Firenze al Bar Elliot Braun, Via Ponte alle Mosse – La notte del cappellaio matto, con i couchsurfers fiorentini

sabato 14 aprile, Pisa al Metarock-Politeama di Cascina: HYPERTEXT La Notte della PAROLA – all night long, con Paolo Ruffini- Dos Dos – Tommy Toome, Remo Remotti – Freak Antoni e dj sets

Vacanze romane

Posted in architettura, società on 26 febbraio, 2007 by Tiziana

Questo fine settimana ero a Roma per un paio di giorni ad alta densità architettonica. Passeggiata notturna fra i “classici” a parte, sono andata al Parco della musica (Renzo Piano), al cantiere del MAXXI (Zaha Hadid) con mostra annessa di Massimiliano Fuksas, al museo dell’Ara Pacis e alla chiesa Dives in misericordia (entrambi di Richard Meier).

Alcune considerazioni su questi due ultimi interventi.
Il museo dell’Ara Pacis è stato un progetto piuttosto criticato. A me è piaciuto soprattutto per due motivi:

– il coraggio di inserire un’architettura contemporanea (di qualità) sul lungo Tevere, in dialogo diretto con la Roma più monumentale. In Italia non è un fatto banale, visto che nei centri storici si tende sempre a conservare, spesso acriticamente, e non ad innovare. Andare avanti rispetto alla riproposizione dell’architettura storica è qualcosa di vitale per le nostre città. Si pensi a cosa può fare una politica urbanistica coraggiosa (vd.il Gugghenheim a Bilbao e tantissimi altri esempi) per far rinascere una città.
– L’apertura dell’edificio verso l’esterno (e viceversa), per dare continuità al monumento con la città. Personalmente io mi sarei spinta ancora più in là in questa direzione limitando ancora di più le parti non trasparenti, ma già così il dialogo tra l’altare ed il lungo Tevere è molto interessante.

La Dives in misericordia mi suggerisce invece altre considerazioni.
La chiesa si trova a Tor Tre Teste, una periferia con palazzoni buttati in mezzo alla campagna, dormitori. Portare un’architettura di qualità in periferia mi sembra un segno politico importante, ed il veltronismo ne fa una bandiera di una visione policentrica della città.
Va bene, ma perché in un contesto urbano dove non c’è assolutamente niente a parte mega condomini si inserisce proprio una chiesa? Perché non un centro culturale, una biblioteca, una ludoteca, un circolino per anziani, uno spazio per fare musica, un cinema, un luogo cioè dove aggregare persone e favorire lo scambio sociale e culturale piuttosto che un luogo di culto che vive poche ore alla settimana e per il resto fa solo mostra di se stesso?
Detto questo, la chiesa in sé mi è piaciuta… E’ leggera, semplice, netta nelle geometrie. Non mi convince la scelta del tutto bianco, praticamente un marchio di fabbrica per Meier, soprattutto a Roma dove la luce può essere molto forte ed il riverbero accecante, o la parte della canonica troppo frammentata, ma nel complesso è un oggetto scultoreo interessante. Punto.

Infine un pensiero su come l’architettura comunica se stessa, prendendo spunto da alcune considerazioni che ho fatto davanti alle foto dell’Europark di Fuksas.
Zevi diceva che una buona architettura deve comunicare e dichiarare la sua funzione attraverso la forma. Oggi l’architettura si ibrida con altri linguaggi, integra la comunicazione verbale scrivendosi addosso la sua funzione a caratteri giganti e facendo di questo una nuova pelle. In questo modo si arricchisce di significato, sovrappone diversi layers interpretativi, sperimenta nuovi modi di comunicazione integrandoli in una nuova estetica. I caratteri cubitali con cui è scritto Europark diventano una specie di ordine gigante rinascimentale fusi con la fluidità del digitale, e la funzione può essere nascosta dalla forma (le pareti traslucide in vetro), ma comunicata in altro modo, altrettanto, se non più, efficace.

Gente di mare

Posted in società on 17 febbraio, 2007 by Tiziana

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Per tornare da Pisa verso la Maremma passavo ieri lungo il Romito, il tratto della vecchia Aurelia subito sotto Livorno; quello, per chi non conoscesse il posto, dove Gassman usciva di strada nella scena finale de “Il sorpasso”.

E mi veniva da pensare alla gente di mare.
In particolare ai diversi tipi di gente di mare.

Enucleando:

1. Il livornese. Quello che basta che spunti un po’ di sole e prende il motorino, l’asciugamano e le ciabatte e va sugli scogli, anche solo per dieci minuti nella pausa pranzo. Oppure la domenica esce con la barchina (chi non ce l’ha?) e va a pescare coi palamiti davanti al porto, si gode il mare e la calma ed è in pace col mondo.
Quello che se guadagna 100 spende 150 perchè gli piace godersi la vita ed è generoso.

2. Il viareggino. Come sopra per il tuffo ogni volta che è possibile, con in più la malattia del carnevale. Impossibile salvarsi a febbraio, il virus contagia tutta la città. A me il carnevale non è mai piaciuto, come il circo, nemmeno da bambina, mi mette tristezza, qui invece è una religione.
E non parlo dei carristi, ma proprio di tutti, che specie nei rioni (le feste che si fanno la sera per le strade dei vari quartieri) si divertono con le canzoni del carnevale e la macarena…

3. Il riccone di Forte dei Marmi. Qui poche parole e un solo esempio: ero un giorno a fare un sopralluogo da quelle parti e dovevo discutere con un costruttore di un progetto. Tempo per discutere la parte tecnica: 10 minuti secchi. Nella restante ora in cui non sono riuscita a liberarmi di lui, ho “rimediato” nell’ordine: un invito nella barca della giuria per la regata dal Forte alla Sardegna, una permanenza nella villa dell’isola di Cavallo o, a scelta, la possibilità di attraccarci (è privata) quando volevo, un giro sul suo yacht e… ovviamente il numero di cellulare per chiamarlo alla bisogna. Senza parole!

4. L’aretino. No, ad Arezzo non c’è il mare, lo so… ma l’aretino viene in Maremma. E, come si dice dalle nostre parti, si porta anche il sale. Macchinata carica di tutto, non sia mai che debba comprare qualcosa… va da sé che non goda di molta simpatia.

Altri tipi di gente di mare? Contribuite!

Sulla permanenza del potere

Posted in politica, società on 6 febbraio, 2007 by Tiziana

(E sul cosa fare per liberarcene)

Limitiamo il campo. Quello di cui voglio parlare sono le possibilità di esercitare liberamente le proprie competenze.
Mi spiego con un esempio: in Italia un Regio Decreto del 1925 regola i limiti entro i quali si devono muovere alcune figure professionali.
Nel frattempo la società è cambiata, sono state inventate le poltrone automassaggianti e le sveglie con lo snooze e, per inciso, adesso facciamo parte dell’Unione Europea. Cosa che dovrebbe consentire, a chi ha competenze simili, di esercitarle liberamente negli stati membri.
Non è così.
Il regio decreto continua a valere e sulla base di questo si rifiuta a chi ha mezzi culturali adeguati, competenze e passione per il proprio lavoro, la possibilità di fare ciò che sa fare.

In ambito universitario abbiamo il primato degli atenei con la più alta età media fra i ricercatori. Se tutto va bene si riesce a diventarlo dopo i quaranta, quando ormai il periodo più creativo è passato (da borsista con contratti brevi e mal pagati) e l’età sarebbe più adatta a creare una “scuola” dove mettere a frutto la propria esperienza ed affidare il lavoro di ricerca vero e proprio a giovani capaci.

Ho un ricordo agghiacciante di un professore universitario a fine carriera che si faceva vedere due sole volte in un anno accademico: il primo giorno, quando, giornale alla mano, dispensava considerazioni sociologiche da bar sport. Ed il giorno dell’esame quando, chiuso in una stanza buia, ricopiava sul libretto il voto consigliato dall’assistente che aveva fatto l’esame al posto suo. Il Professore partiva allora con un’altra tirata sociologica, firmava il libretto e salutava. Fine.
Solo con la sua morte, avvenuta un paio di anni fa, ha lasciato il posto occupato per più di quarant’anni.

ops, avevo scritto “e cosa fare per liberarcene”…. bah.
Ancorare la permanenza al proprio posto a risultati almeno decenti? Sembrerebbe la cosa più ovvia. Ma pare impossibile. (E penso ad esempio alla pubblica amministrazione dove, nelle valutazioni annuali di produttività, TUTTI ottengono il massimo del punteggio).
Far valutare il rendimento agli altri membri del gruppo di lavoro? Mi pare un mezzo interessante, visto che generalmente valutazioni personali di antipatia/simpatia dovrebbero annullarsi nella diversità delle opinioni, mentre è invece difficile che ci siano grosse discordanze sulle effettive capacità professionali. Anche perchè solo pochi preferirebbero farsi guidare da un capo simpatico ma professionalmente inetto che ti incasina la vita tutti i giorni con indicazioni assurde.

Mmmh, il metodo andrebbe sviluppato, magari introducendo qualcosa di simile ai feedback di ebay…. POSSIBILE?